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Home Cultura

Michele Bravi, canto l’inadeguatezza e l’amore finito come in un film

di Redazione Espresso Italia
08/02/2026
Michele Bravi, canto l’inadeguatezza e l’amore finito come in un film

(di Cinzia Conti)
“Per la mia terza volta a Sanremo ho
un po’ scardinato la mia visione artistica. Le prime due volte
sono andato con un mondo musicale che era molto definito, era il
mondo della ballata cantautorale, ora nella scrittura c’è stato
qualcosa, tutto il percorso musicale che parte con questa
canzone parte da un sistema teatrale di costruire, c’è molto un
atteggiamento cinematografico e la scrittura armonica e lirica
del brano segue un po’ questa questa visione. E poterla
presentare proprio dal vivo, sarà ancora più importante visto
che l’esecuzione live è il vero motore da cui è nato questo
nuovo progetto”. A quattro anni dall’ultima partecipazione
Michele Bravi porta alla 76/a edizione del festival ‘Prima o
Poi’, il brano che sarà ‘la testa d’ariete’ di un nuovo progetto
discografico in uscita prima dell’estate e di un tour che lo
riporterà davanti al pubblico che ne ha seguito anche le
performance come attore, scrittore e giudice di Amici (2023-24).
   
‘Prima o poi’ è un monologo interiore sul senso di inadeguatezza
dedicato a tutte le persone che, almeno una volta, si sono
sentite fuori posto nel mondo. “È la sensazione – dice – di chi
resta sotto la pioggia senza ricordare quale sia il citofono
giusto a cui suonare, di chi si muove con goffaggine cercando un
punto familiare in cui ritornare”. Anche perché nella vita
“tutto è un po’ più banalotto, è tutto più scheggiato, è tutto
un pochino più rotto rispetto a come ce la raccontiamo e da come
la vediamo nei film”. E inoltre l’altra cosa che colpisce
l’artista umbro e che vuole trasmettere è come a volte quello
che ci circonda non è affatto in linea con quello che abbiamo
dentro: “Quante volte siamo tristi a tal punto da volere una
pioggia battente o un cielo nero nero e invece magari c’è un
sole sfacciato?”.
   
Sulla perfomance sanremese rivela: “Mi accompagnerà il maestro
Alterisio Paoletti, pochi sanno che quel genio lì è dietro a un
sacco di lavori di Celine Dion, di David Foster, è un talento
italiano enorme e con lui siamo riusciti a far sì che quella
teatralità fosse anche proprio su chi esegue assieme a me, cioè
l’orchestra quest’anno più che mai non è un tappeto musicale ma
la loro esecuzione è un dialogo continuo con la mia voce”.
   
Anche il videoclip segna una collaborazione importante e
proficua: “Una cosa che per me è motivo d’orgoglio è che sono
riuscito a convincere a buttarsi nella sua prima regia Ilenia
Pastorelli. Io tendo ad avere sempre un controllo molto forte
sul mio contenuto artistico ma in questo caso sono felice di
essermi affidato completamente a lei, ci tengo a dire che l’ha
scritto e l’ha diretto lei quel cortometraggio”. E aggiunge: “Il
suo sguardo mi ha permesso di trattare la canzone come non mia.
   
La visione di Ilenia era più convincente, perché era meno
didascalica, era molto più stravagante, era molto più diretta e
violenta su una fettina di emotività che io invece avevo un po’
diluito in tanti altri colori. Dopo quel videoclip io ho
riregistrato la canzone perché c’erano delle cose che non avevo
colto e che lei mi ha fatto vedere”. Impossibile non citare
Mauro Balletti, lo storico fotografo di Mina: “Per la traduzione
visiva sto continuando la mia collaborazione con lui, stiamo
prendendo una chiave più ironica, più pop, mi sto mettendo a
disposizione rispetto a questa narrativa commediografa”.
   
Bravi ammette che non era sicuro che fosse la canzone giusta per
Sanremo ma poi è stato convinto dall’accoglienza entusiastica
del suo ‘clan’. “Armonicamente era molto complessa, questa
apertura nel minore che non ti aspetti, Sanremo è un palco tanto
trasversale, sembrava quasi che volessi fare quello ricercato…
   
Invece è piaciuta subito sia ai discografici che a mia madre che
per la prima volta nella chat di famiglia mi ha detto: ‘Hai
scritto una bella canzone'” dice ridendo.
   
Sul duetto con Fiorella Mannoia con l’omaggio a Ornella Vanoni
racconta: “Fiorella è un pezzettino del mio cuore. Proma la
stimavo solo professionalmente ma poi l’ho conosciuta e ho
scoperto che mi piace addirittura più del suo talento, condivido
con lei lo stesso grottesco, lo stesso cinismo che poi diventa
improvvisamente passionalità rispetto alle cose, lo stesso tipo
di ironia”.
   
Sull’Eurovision premette che non si fascia la testa prima di
essersela rotta e che quindi ci penserà a tempo debito ma
ragiona: “Adesso sarei contrario a un’esclusione, anche se non
potrò mai essere d’accordo con quello che sta succedendo a Gaza,
io ho un mio pensiero molto nitido e molto netto. Ma sono
completamente contrario a ogni cultura della cancellazione,
credo fortemente nella democrazia, non potrò mai far tacere chi
la pensa contrariamente a me. Se fossi il signor Eurovision, mi
metterei le mani nei capelli…”.
   
Infine non si può non parlare del caso Ghali alla cerimonia di
apertura delle Olimpiadi: “Il dissenso parte dal presupposto che
lui viene riconosciuto come una persona che si espone contro un
genocidio, contro una guerra. Quello è dissenso? Quella è una
posizione che lui ha, il suo sistema valoriale. Trovo assurdo
che ci autoimponiamo la regola che chi dice come la pensa sta
dissentendo mentre sta solo parlando. Mi dispiace che venga
visto così”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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