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Unicredit-Commerz, se la geografia smentisce il sindacato tedesco sul rischio esuberi

di Redazione Espresso Italia
20/03/2026
Unicredit-Commerz, se la geografia smentisce il sindacato tedesco sul rischio esuberi

La teoria balzana del sindacato tedesco: respingere la corte di Unicredit perché potrebbe licenziare, ma difendere Commerz a oltranza malgrado abbia già annunciato licenziamenti sicuri. In tempi non sospetti, tra le carte della memoria: la seconda banca tedesca entro il 2028 prevede di tagliare “circa 3.900 posizioni a tempo pieno”. Esuberi sicuri, lato Commerz. Paura e suggestioni, lato Unicredit. Anche perché la mossa di Orcel del lunedì mattina serve proprio a un obiettivo preciso: costringere Commerz a scoprire le carte, mettersi seduta a un tavolo e trattare: cosa che finora non è stata fatta.

Storia lunga: lo stop a Unicredit l’aveva voluto Scholz (socialdemocratico) su mandato dei sindacati, adesso è sostenuto dal governo tedesco di destra e sempre dai socialdemocratici: prove di larghe intese sulla difesa della finanza di sistema teutonica. Legittimo, ma cosa c’entra la difesa dei posti di lavoro? Poco, e infatti proprio dalle parti del potente sindacato Ver.Di la situazione non è più così granitica. Rimane una certa ostilità tra i lavoratori e i rappresentanti sindacali di Commerz, ma sul fronte di HypoVereinsbank (Hvb), controllata tedesca di Unicredit con base a Monaco, il clima sindacale risulterebbe molto più favorevole all’operazione. E il motivo è semplice: dalle parti di Hvb, spiega all’AdnKronos l’economista tedesco della Bocconi Daniel Gros, “si sono accorti che Unicredit non era un mostro e che alla fine hanno dei posti più sicuri perché la banca funziona meglio”.Il punto fondamentale di tutta la questione è uno: si paventa un rischio esuberi che in realtà non è nella geografia. Come ha potuto verificare AdnKronos da una mappatura delle filiali, che sono quelle più a rischio in caso di fusione, non ci sono altre banche con cui Commerz potrebbe fondersi che sono in grado di escludere sovrapposizioni come Hvb. Il motivo è semplice, e sta su una cartina: la controllata tedesca di Uncredit (Hvb) è radicata soprattutto al Sud, in Baviera, ed è orientata verso il settore corporate, mentre Commerz ha un’ampia presenza nella Germania centrale ed è orientata soprattutto verso il settore retail. In questo modo, il disegno è evidente, si potrebbe garantire una presenza capillare in tutta la Germania, per servire al meglio tutti i clienti, dai privati alle grandi aziende, anche nelle città più piccole, e con pochissime possibilità di sovrapposizione: rischio esuberi, soprattutto sui grandi numeri delle filiali, basso. Rimane (per ora) l’opposizione politica: rischiosa per i tedeschi, rischiosissima per gli europei, soprattutto alla luce degli equilibri europei e dei notevoli rapporti economici tra Germania e Italia. La mossa di Orcel, dicono negli ambienti della finanza milanese, potrebbe avere un effetto geopolitico notevole: creare prima il fatto, quindi costringere il diritto. In altre parole: dare vita a un colosso bancario transnazionale e propiziare la tanto attesa unione dei capitali: cruciale per competere con i giganti cinesi e americani. Di mezzo, il nazionalismo tedesco: contro cui l’ex segretario generale, Raffaele Bonanni, ha lanciato il suo j’accuse: “Sembra esserci un vero e proprio grumolo di nazionalismo” in Commerz “difficile da giustificare e ancora più difficile da accettare in un mercato che si definisce europeo”, ha detto all’AdnKronos. Per Bonanni non si tratta di una normale dialettica sindacale, ma di una chiusura che “fa catenaccio” e arriva a scavalcare principi cardine dell’Unione europea, come la libera circolazione delle attività imprenditoriali. Una postura “che appare ancora più incomprensibile se si considera il livello di integrazione e cooperazione economica tra Italia e Germania, da sempre tra i più avanzati e virtuosi in Europa”. La stoccata finale: “Qui non siamo di fronte alla difesa dei lavoratori ma a una narrazione che rischia di diventare pura strumentalizzazione populistica”. (di Andrea Persili)

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