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Il centrodestra chiude la campagna referendaria nel nome di Bossi

di Redazione Espresso Italia
21/03/2026
Il centrodestra chiude la campagna referendaria nel nome di Bossi

   Doppia presenza della premier Giorgia Meloni in tv per lo sprint finale, ma appuntamenti nei territori annullati o trasformati in ricordo di Umberto Bossi. La chiusura di campagna referendaria del centrodestra si divide tra il cordoglio per la scomparsa di una figura centrale nella storia della coalizione e l’ultima spinta per alzare l’asticella del consenso sulla riforma dell’esecutivo. La presidente del Consiglio e i due vicepremier lanciano il conclusivo appello per il sì, ciascuno battendo su argomenti più volte richiamati nella corsa referendaria. Dalla famiglia nel bosco ai casi di ‘malagiustizia’, passando per il contrasto alle correnti di una magistratura “politicizzata”. Con un messaggio di fondo comune: dal voto “nessun contraccolpo sul governo, la maggioranza è solida a differenza dell’opposizione”. A ripeterlo è la premier in diretta televisiva, mentre la Lega annulla tutti gli eventi già organizzati e cancella le partecipazioni alle piazze comuni.    Quella milanese, con regia di FdI, è inizialmente dedicata alla ‘maratona’ per sostenere la riforma. Ma nel corso della giornata cambia segno, con una speciale dedica al Senatùr. Nonostante l’evento si trasformi in un ricordo del fondatore della Lega, nessun esponente di via Bellerio si aggiunge ai rappresentanti degli altri partiti di centrodestra nella piazza condivisa. Che resta comunque una rarità, considerata una campagna referendaria che ogni partito ha giocato per sé.     In mancanza di un palco con i leader di coalizione, scende in campo il presidente del Senato Ignazio La Russa. Da Milano ricorda Bossi come “un amico sincero”, e aggiunge: “seppe trovare la strada per contribuire a costruire un centrodestra molto forte senza rinunciare a nulla delle sue idee di tutela e difesa del Nord”. Il leader leghista Matteo Salvini, intanto, visita la famiglia di Bossi a Gemonio ed è coinvolto totalmente nel sottolineare l’eredità del Senatùr. In serata lancia l’appello: “Per onorare la memoria e dare corpo al pensiero politico del fondatore Umberto Bossi, – afferma – tutto il popolo leghista domenica e lunedì sarà ancora più determinato nel votare sì. Anche perché proprio Bossi e la Lega, più di altri, hanno subito e ancora subiscono in prima persona gli attacchi di certa magistratura politicizzata”. Anche Forza Italia affianca al ricordo di Bossi gli ultimi sforzi di una campagna con una massiccia presenza nei territori. Il leader Antonio Tajani in tv ribadisce: “noi vogliamo togliere le grinfie della politica dall’attività della magistratura”. Poi affonda sull’esplosione di Roma: “il fatto che due anarchici maneggiassero una bomba alla vigilia del voto referendario lascia molto perplessi, c’è un clima di tensione”. La premier, invece, prima su Rai1 e poi su La7, guarda dritta in camera per l’ultimo appello. La sfida, ricorda, “è tra chi vuole difendere lo status quo e chi vuole modernizzare il Paese”. Se vincesse il no, insiste, “mi preoccupa il messaggio che in questa nazione non si possa cambiare”.     Meloni non manca di fare una valutazione sulla campagna referendaria che definisce “non bella”. “C’è stato prevalentemente un tentativo di buttarla in ‘caciara’, ho trovato orrendo il fatto di dover mentire per essere convincenti e questo è accaduto soprattutto nel fronte del no”, attacca.     “Poi ci sono stati dei falli di reazione”, riconosce guardando al fronte del sì. Ma l’obiettivo restano le “menzogne” del fronte avverso, che l’hanno spinta – dice – a dedicarsi “in questo ultimo periodo a questi temi”. Ma assicura che chi pensa di mandarla a casa con il no, avrebbe una “doppia fregatura”.    “Tu pensi di votare sulla Meloni, ma ti tieni la Meloni e intanto non hai riformato una giustizia che in Italia non funziona”, incalza. Poi prende in mano la cartina dell’Europa in cui sono evidenziati in verde gli Stati dove c’è la separazione delle carriere, e ironizza: “una volta che voglio essere europeista io, non si può fare?”. Infine, l’ennesima sottolineatura sui casi di cronaca, da Garlasco alla famiglia nel bosco, che per la premier “c’entrano eccome con questa riforma”. “Introdurre il principio di responsabilità – spiega – aiuta a risolvere” quei casi in cui prevalgono “approccio ideologico e negligenza”. Infine, l’attacco alla “crociata di alcune toghe contro il governo sull’immigrazione”. Mentre i comitati per il sì, tutti uniti, chiudono a Roma con un messaggio di Enzo Tortora dell’87, un altro protagonista indiscusso della campagna per il sì. 

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