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Cibo spazzatura manda il cervello in tilt, l’effetto sulla memoria: lo studio

di Redazione Espresso Italia
19/01/2026
Cibo spazzatura manda il cervello in tilt, l’effetto sulla memoria: lo studio

Il cibo spazzatura ha effetti sulla salute. Un regime alimentare ricco di grassi saturi aumenta i rischi di obesità, con un quadro caratterizzato da una serie di fattori: dall’aumento di peso alla salute del cuore con conseguenze su pressione, colesterolo, glicemia. Uno studio recente, però, evidenzia che il ‘junk food’ ha effetti anche sull’efficienza del cervello e in particolare sulla memoria, aumentando il rischio di disfunzioni cognitive.

Uno studio recente condotto dai ricercatori della UNC School of Medicine analizza come il cibo spazzatura rischi di riprogrammare il centro della memoria del cervello: gli elementi raccolti dagli scienziati possono rivelarsi utili per interventi precoci che possano prevenire anche la perdita di memoria a lungo termine associata all’obesità.Lo studioGuidati dalla professoressa Juan Song, autore principale dello studio e docente di di farmacologia della UNC School of Medicine, e da Taylor Landry, professore del Dipartimento di Farmacologia, i ricercatori hanno scoperto che uno speciale gruppo di cellule cerebrali nell’ippocampo, gli interneuroni CCK, diventa iperattivo dopo una dieta ricca di grassi a causa di una ridotta capacità del cervello di ricevere glucosio.
Tale iperattività anomala, secondo lo studio, condiziona il modo in cui l’ippocampo elabora la memoria, anche dopo solo pochi giorni di dieta ricca di grassi. Un simile regime alimentare è associabile al cibo spazzatura occidentale ricco di grassi saturi: in sostanza, cheeseburger e patatine fritte. Gli scienziati evidenziano anche che la proteina PKM2, che controlla il modo in cui le cellule cerebrali utilizzano l’energia, svolge un ruolo chiave in questo processo.
“Sapevamo che la dieta e il metabolismo potevano influenzare la salute del cervello, ma non ci aspettavamo di trovare un gruppo così specifico e vulnerabile di cellule cerebrali, gli interneuroni CCK nell’ippocampo, che vengono direttamente danneggiati dall’esposizione a breve termine a una dieta ricca di grassi”, afferma Song, membro dell’UNC Neuroscience Center. “Ciò che ci ha sorpreso di più è stata la rapidità con cui queste cellule hanno modificato la loro attività in risposta alla ridotta disponibilità di glucosio e come questo cambiamento da solo fosse sufficiente a compromettere la memoria”, prosegue.
Nella ricerca, topi vengono sottoposti a una dieta ricca di grassi simile a quella del cibo spazzatura prima di iniziare i test comportamentali. Entro 4 giorni dall’assunzione di una dieta ricca di grassi, i risultati mostrano che gli interneuroni CCK nel centro della memoria del cervello diventano attivi in maniera anomala. La ricerca, quindi, autorizza a ritenere che il cibo spazzatura ricco di grassi possa influenzare il cervello quasi immediatamente, ben prima dell’insorgenza di aumento di peso o diabete.

Lo studio, inoltre, mostra quanto i circuiti della memoria siano sensibili alla dieta: tale elemento sottolinea l’importanza dell’alimentazione nel mantenimento della salute del cervello. Secondo la ricerca, una dieta ricca di grassi saturi potrebbe aumentare il rischio di sviluppare malattie neurodegenerative, come la demenza e l’Alzheimer.
Good news

Il quadro è caratterizzato anche da una notizia positiva: il ripristino dei livelli di glucosio nel cervello ‘calma’ i neuroni iperattivi e risove i problemi di memoria nei topi. Modifiche del regime alimentare o l’uso di farmaci può rivelarsi efficace per preservare la salute del cervello in caso di neurodegenerazione correlata all’obesità. “Questo lavoro evidenzia come ciò che mangiamo possa influenzare rapidamente la salute del cervello e come interventi precoci, sia attraverso la dieta che attraverso la medicina, potrebbero proteggere la memoria e ridurre il rischio di problemi cognitivi a lungo termine legati all’obesità e ai disturbi metabolici”, afferma Song. “A lungo termine, tali strategie potrebbero contribuire a ridurre il crescente peso della demenza e dell’Alzheimer legati ai disturbi metabolici”.

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