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‘Inter e Milan favoriti dal Comune per San Siro’, nove indagati

di Redazione Espresso Italia
01/04/2026
‘Inter e Milan favoriti dal Comune per San Siro’, nove indagati

 Un pool di “creativi” che, per dirla con le loro parole, definiscono “una bufala” l’avviso pubblico per la raccolta di manifestazioni di interesse che ha portato alla vendita della grande area di San Siro. Una procedura messa in campo dal Comune e da non abbandonare, “così il sindaco ne esce bene sul confronto con la città”, e che ora è sotto inchiesta perché confezionata “sulle esigenze” di Inter e Milan, i club che hanno sborsato 197 milioni di euro al temine di un iter che già dal 2017 si sapeva quale direzione avrebbe preso: “assecondare in modo evidente lo scopo imprenditoriale” dei club e di alcuni del loro entourage, “così da rendere l’intera operazione fortemente connotata da una veste speculativa”.

È l’ipotesi su cui lavora la Procura di Milano nell’indagine che ha portato la Gdf ad una serie di perquisizioni, anche negli uffici del Comune, e a sequestrare una serie di cellulari per verificare se i protagonisti dell’operazione – che in teoria ha portato ‘ossigeno’ nelle casse comunali – abbiano commesso i reati di turbativa d’asta e rivelazione d’ufficio. Reati per cui sono indagati gli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada Lucia De Cesaris, il dg di Palazzo Marino, Christian Malangone, l’ex responsabile del settore Rigenerazione urbana del Comune e allora responsabile unico del procedimento sullo stadio, Simona Collarini. Mentre sul fronte delle società calcistiche ci sono Mark Van Huukslot e Alessandro Antonello, rispettivamente ex manager ed ex ceo corporate del club nerazzurro con il loro consulente, che ha affiancato De Cesaris, Fabrizio Grena e il presidente di Sport Life City, controllata dalla società rossonera, Giuseppe Bonomi con la tecnica esterna Marta Spaini. Nomi emersi dal provvedimento con cui i pm Paolo Filippini, Giovanna Cavalleri e Giovanni Polizzi, con il procuratore aggiunto Paolo Ielo, con l’autorizzazione del gip Roberto Crepaldi, hanno delegato la Gdf a recarsi nelle abitazioni dei nove indagati e pure nella sede della M-I Stadio. Secondo la ricostruzione, ci potrebbero essere stati “accordi informali e collusioni” tra dirigenti del Comune, manager e consulenti di Milan e Inter, per “turbare”, ossia pilotare, tra il 2019 e il 2025, il “procedimento amministrativo diretto” alla vendita di San Siro.

Il focus riguarda, in particolare, la “determinazione del contenuto dell’avviso pubblico” che si è concluso in sostanza con il rogito dello scorso novembre. Un atto di vendita, come aveva spiegato Tancredi a una consigliere comunale, che andava chiuso “entro l’estate, se no ad ottobre scadono i 70 anni e arriva il vincolo. Dobbiamo fare conferenza dei servizi e negoziazione. È veramente corsa contro il tempo”. Come ritengono inquirenti e investigatori, la “piena consapevolezza in capo ai dirigenti” di palazzo Marino delle intenzioni di Inter e Milan risale al 2017, due anni prima di quando le squadre hanno presentato il progetto che prevedeva la demolizione e la ricostruzione della struttura in un’area limitrofa con aree di ospitalità e ristoro, museo, megastore, showroom, hotel, giardini e parcheggi a pagamento. A riprova di ciò, spiegano, la traccia dei “primi contatti tra” De Cesaris e Tancredi è di nove anni fa. E della stessa epoca è un documento preparato dai club e scambiato via mail il 23 ottobre 2027, tra l’ex assessora e l’ex vicesindaca della giunta Pisapia, poi consulente dell’Inter, e una dipendente della società nerazzurra con oggetto ‘Documento per incontro col Comune’.

Dopo di che, è il quadro tracciato dai pm, oltre agli incontri lontano dai palazzi delle istituzioni, un crescendo di contatti WhatsApp descritto come “febbrile” a ridosso delle delibere di giunta, atti riservati che sarebbero stati inviati da Malangone a De Cesaris, omnipresente nelle chat di cui c’è stata la discovery, a Van Huukslot – che avrebbe “fatto aggiustare alcune cose” – e ‘condivise’ con gli altri consulenti. I quali si sarebbero scambiati dati su una chat comune o con mail come quella battezzata “checkpoint Stadio”. Una ‘libera circolazione’ di informazioni che avrebbero dovuto essere coperte dal ‘segreto’ come quella, trapelata dal dg, per cui “si andrebbe verso l’apposizione” del vincolo di interesse culturale “sul secondo anello ma ‘più leggero'”. Sullo sfondo c’è Sala (dagli atti non risulta indagato), informato da Tancredi sul Meazza, e fin dal 2019 avvertito con un messaggio da Stefano Boeri, l’architetto con cui è legato da amicizia, di fare attenzione “perché gli interessi privati non prevalessero su quelli collettivi”.

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