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Partiti i due cacciamine italiani, diretti a Gibuti

di Redazione Espresso Italia
16/05/2026
Partiti i due cacciamine italiani, diretti a Gibuti

Lo aveva annunciato mercoledì il ministro della Difesa Guido Crosetto in Parlamento: “Laddove scoppiasse la pace, servirebbe quasi un mese di navigazione a tutte le unità delle nazioni alleate per raggiungere il Golfo. In via precauzionale stiamo così predisponendo che due unità cacciamine si posizionino relativamente più vicine allo Stretto”. Ed oggi il ‘Crotone’ e il Rimini’, le due unità specializzate nel delicato compito di bonificare le acque da ordigni, sono partiti dal porto di Augusta, in Sicilia.
La meta è per ora Gibuti, dove è presente una base italiana in un’area che è un crocevia strategico per le linee di comunicazione marittime che dal Mediterraneo sono dirette, attraverso il Canale di Suez, verso il Golfo Persico ed il Sud Est asiatico. Si tratta di due unità lente e dunque, con un paio di soste, potrebbero raggiungere l’area del Golfo in un mese circa.
Nel corso della navigazione saranno raggiunte da una nave di supporto logistico, l’ ‘Atlante’ e da una unità multiruolo da combattimento con sistemi di difesa aerea, la ‘Montecuccoli’. Gli equipaggi sono composti da circa 400 posti militari che nelle settimane scorse si sono addestrati nel Mediterraneo. Il contributo del gruppo navale italiano si integrerà nel futuro dispositivo che verrà messo a punto dalla ventina di Nazioni che hanno dato disponibilità ad intervenire ad Hormuz, area a forte pericolo per le mine depositate dalle forze iraniane.
I ‘paletti’ all’intervento italiano sono stati puntualizzati da Crosetto. “Serve – ha spiegato alle Camere – una legittima cornice giuridica internazionale e l’accordo di tutte le parti interessate: chiaramente una missione di qualunque tipo deve prevedere l’accordo di tutti i Paesi che ci sono in quella zona, perché se l’Iran non fosse d’accordo non sarebbe una missione che può andare pacificamente. In tal caso si rischierebbe di essere bombardati e siccome non andiamo lì con assetti per fare la guerra, non potremmo rischiare.
Quindi è necessario che ci sia una pace, una tregua condivisa, perché altrimenti non può esserci una missione di questo tipo”. Servirà ancora del tempo, dunque, perché si verifichino le condizioni auspicate dal ministro. Nel frattempo i cacciamine si avvicinano all’area di operazione, in modo da essere pronti ad intervenire subito quando la missione avrà l’ok di tutte le parti coinvolte.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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