L’essere sopravvissuto “ti
caratterizza, diventa la tua identità. C’è il senso di colpa di
essere vivo e gli altri no”. Lo dice il regista italo cileno
Marco Bechis parlando con l’ANSA sia della sua esperienza sia di
quella del protagonista del suo film, Ritorno a Buenos Aires,
che sarà in concorso alla 83/a Mostra Internazionale del cinema
di Venezia.
Il racconto (“che non è la mia storia,” precisa Bechis), è
ambientato a Buenos Aires, nel 2008. Dopo trentatré anni,
trascorsi in Italia, Mariano Guerra (Adriano Giannini) torna in
Argentina per testimoniare al processo contro gli ex militari
che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo durante la
dittatura militare. Il ritorno a Buenos Aires lo costringe a
confrontarsi con ciò che significa essere rimasto vivo. “Ho
voluto toccare questa figura così rara nella cinematografia
contemporanea, perché è molto attuale. Quanti sopravvissuti
all’invasione di Gaza palestinesi ci sono? A parte i
sopravvissuti di tutte le guerre in Ucraina, c’è una popolazione
sterminata di migliaia di persone che attraversano guerre”
osserva il regista, che era già stato in concorso al lido 18
anni fa con Birdwatchers – La terra degli uomini rossi. “E’ una
storia che sentivo l’urgenza di raccontare”. Il film è una
coproduzione internazionale una coproduzione internazionale
Italia e Brasile Fandango 39Films Karta Film 34 Films con Rai
Cinema. Uscirà nelle sale distribuito da Fandango il 17
settembre.
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