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Ferdinand Porsche, così Christiana Ruggeri racconta il genio che ha cambiato l’automobile

di Redazione Espresso Italia
24/02/2026
Ferdinand Porsche, così Christiana Ruggeri racconta il genio che ha cambiato l’automobile

Un ragazzo silenzioso e innamorato della tecnica, un giovane ambizioso e determinato, un grande imprenditore e progettista cresciuto in una Germania ‘turbolenta’ e costretto ad accettare le imposizioni del Reich e per questo accusato ingiustamente di collaborazionismo con il regime. Sono tanti i ‘volti’ di Ferdinand Porsche, uno dei personaggi più importanti della storia dell’automobilismo del 20mo secolo, progettista di auto da corsa ma anche di vetture per la gente comune, e quindi fondatore della casa sportiva che ancora oggi porta il suo nome. Per raccontarli tutti Christiana Ruggeri, caporedattore del TG2, non usa gli strumenti classici delle biografie ma in ‘Ferdinand Porsche – Un genio capace di sognare’ (Giorgio Nada Editore), ricorre alla narrazione in stile romanzesco, dando vita ai protagonisti della sua storia come figure in carne ed ossa e non protagonisti di vicende della Storia con la S maiuscola.

Dalla nascita nel 1875 a Maffersdorf, in Boemia, fino alla morte per infarto nel 1951, segnato dalla sofferenza per 20 mesi di prigionia per collaborazionismo, Porsche viene seguito in una serie di agili capitoli che mettono in luce il suo carattere tenace, da sognatore affascinato dallo sviluppo di un settore – quello automobilistico – che prometteva, come avrebbe fatto, di cambiare la società del XXmo secolo. Si scopre così – nel racconto di Christiana Ruggeri- che Porsche (un nome che da decenni è abbinato all’idea di rombanti motori a benzina) si sia messo in luce nella Germania del 1899 con la P1, una vettura 100% elettrica, come diremmo oggi, vincitrice di una delle prime corse a Berlino con 18 minuti di vantaggio sulla seconda. Porsche studiò motori integrati nei mozzi delle ruote e sistemi di frenata rigenerativa, tecnologie oggi disponibili su vetture di tecnologia avanzatissima. Nei decenni successivi, i progetti di Porsche crebbero di qualità e ambizioni: dai 35 km/h della P1 si arrivò negli anni ’30 ai 400 km/h della monoposto Auto Union P-Wagen, frutto di una passione inarrestabile.

Ma il suo nome resterà comunque nella storia per la più ‘semplice’ e geniale delle sue creazioni: l’Auto del Popolo, la Volks Wagen, proposta nel 1934 a un Hitler desideroso di motorizzare il Reich. Una scommessa tecnica ma anche finanziaria vinta (ma in una misura che Porsche non sarebbe arrivato a vedere) che però lo portò pericolosamente vicino al regime, pur senza nessuna adesione formale da parte dell’imprenditore boemo. Abbastanza comunque per farlo internare – nel dopoguerra – ad opera di francesi che volevano ricostruire la loro industria automobilistica poggiandosi sulle convinzioni di Porsche, leggerezza, raffinatezza tecnica, accessibilità al grande pubblico. C’è molto da raccontare nella storia di questo visionario dell’automobile (anche nel suo rapporto con l’Italia, prima e dopo il conflitto mondiale) e Christiana Ruggeri lo fa con mano leggera, veloce, chiaramente innamorata del ‘suo’ sognatore che ha cambiato il mondo.

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