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Bilancio 2025 dello Ior, 51 milioni di euro di utile, 24 milioni di dividendo al Papa

di Redazione Espresso Italia
12/05/2026
Bilancio 2025 dello Ior, 51 milioni di euro di utile, 24 milioni di dividendo al Papa

L’Istituto per le Opere di Religione, più noto come Ior o Banca Vaticana, ha reso noti i risultati di esercizio del 2025. L’Istituto ha realizzato un utile di 51 milioni di euro al netto delle spese e delle tasse. Una crescita netta rispetto al 2024, dovuta anche a un aumento della raccolta della clientela.
Di questo utile, circa la metà, 24 milioni, andranno direttamente alla persona del Papa, che aumenterà di quasi tre quarti il ricavato dalle attività della banca vaticana rispetto al 2024.

Il bilancio dello Ior
I dati fondamentali del bilancio dello Ior del 2025 sono:

una crescita molto rapida degli utili, arrivati a 51 milioni di euro netti, in aumento del 55,5%;
un patrimonio netto di 815 milioni di euro, in crescita dell’11,4%;
5,9 miliardi di euro gestiti dalla Banca Vaticana;
più di 12mila clienti;
112 Paesi del mondo raggiunti.

La raccolta complessiva si è divisa in:

1,5 miliardi di euro in conti correnti;
3,4 miliardi di euro in gestioni patrimoniali;
864 milioni di euro in titoli in custodia.

Il 77% dei patrimoni detenuti dallo Ior fa riferimento o agli ordini religiosi o ai dicasteri della Santa Sede e altre istituzioni vaticane. I privati, tra dipendenti e pensionati vaticani, rappresentano il 6% circa del patrimonio in gestione alla banca.

Quanto ha ricavato il Papa dallo Ior
All’interno del rapporto pubblicato dallo Ior per spiegare il suo bilancio, viene specificato che il Papa, in quanto azionista della banca, riceverà un dividendo di 24,3 milioni di euro. Nel 2024 il contributo dello Ior alle opere caritative e religiose della Santa Sede era stato di 13,8 milioni di euro.
Ha riguardato lo Ior uno dei primi atti di Papa Leone XIV dopo essere salito al soglio pontificio. Prevost ha infatti concesso all’Apsa, la “cassaforte” vaticana, che gestisce denaro e immobili appartenenti alla Santa Sede da quando Papa Francesco ha riformato le finanze vaticane, di utilizzare anche altre banche, non solo lo Ior, per investire questo patrimonio.
Perché nel 2025 lo Ior ha realizzato un utile così alto
La decisione di Leone per certi versi completa e per altri modifica l’impianto di riforme che Bergoglio ha imposto alle finanze vaticane. In precedenza, infatti, la Santa Sede si era resa protagonista di una serie di investimenti sbagliati, che avevano causato forti perdite. Papa Francesco, nel 2022, pubblicò Praedicate Evangelium, una vera e propria riforma delle finanze vaticane.
Affidando la gestione dello Ior a due laici di sua fiducia, Jean-Baptiste de Franssu e Gian Franco Mammì, Bergoglio ha obbligato, non senza resistenze, la finanza vaticana ad aggiornarsi agli standard di trasparenza europei. Questo ha permesso allo Ior di concentrarsi sugli investimenti, migliorando i bilanci.

Per farlo, però, aveva affidato tutti gli investimenti del patrimonio dell’Apsa proprio allo Ior in esclusiva, proprio per aggirare la resistenza della burocrazia vaticana. Ora che le riforme sono state completate, Leone XIV ha preferito togliere allo Ior questo potere, permettendo di fatto al Vaticano di affidarsi al mercato per realizzare gli investimenti più efficienti con il proprio patrimonio.
Non è quindi un caso che i bilanci dello Ior siano migliorati proprio a seguito di queste riforme. Dal bilancio stesso, emerge “una gestione attiva e disciplinata dei portafogli e alle condizioni favorevoli di mercato”, una frase che sottolinea proprio il ruolo del cambiamento delle prassi interne allo Ior nella crescita dell’utile.

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