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Crollo del Pil italiano per la crisi demografica, nuova crisi economica senza interventi

di Redazione Espresso Italia
19/05/2026
Crollo del Pil italiano per la crisi demografica, nuova crisi economica senza interventi

La crisi demografica colpirà il Pil italiano. L’indagine promossa dall’Associazione Bancaria Italiana, presentata dal presidente del Comitato Tecnico Strategico di ABI, Gianni Franco Papa, ha descritto come una minore popolazione in età lavorativa implichi una riduzione del potenziale di crescita.
Il rapporto “Evoluzione demografica e servizi bancari” si chiude con un invito a interventi mirati su alcuni di quei fattori chiave che possono ridurre in maniera significativa l’impatto negativo della dinamica demografica sulla crescita economica.
Il Direttore Generale di ABI, Marco Elio Rottigni, parla di un cambiamento strutturale in atto ed è in questo contesto che bisogna, prosegue, affiancare le famiglie e le imprese, né ostacolando il cambiamento culturale, né accentuandolo con l’assenza di misure a supporto della natalità. Il rischio è di un calo del Pil del 18% entro il 2050 e di oltre il 30% entro il 2080.

Pil in caduta: fino a -30% nel lungo periodo
La crisi demografica, data dalla contrazione delle nascite, si può quantificare in numeri per l’economia italiana. ABI ha analizzato il fenomeno attraverso un esercizio quantitativo per stimare l’impatto della dinamica demografica sulla crescita economica fino al 2080.
Secondo le previsioni Istat, la popolazione italiana diminuirà di oltre 13 milioni di persone entro il 2080, passando dai 59 milioni attuali a circa 45,8 milioni di abitanti.
Parallelamente, crescerà l’età media della popolazione:

il 31% sarà over 67;
la popolazione in età lavorativa scenderà al 58,2% nel 2050 e al 57,3% nel 2080.

Nel concreto:
oggi 100 persone in età lavorativa sostengono 49 persone tra giovani e anziani, nel 2050 100 persone ne sosterranno quasi 72 e nel 2080 circa 75.
In assenza di interventi, secondo le stime di ABI, la sola crisi demografica comporterà una riduzione del Pil del 18% entro il 2050 e del 30% entro il 2080.
Quali sono le soluzioni: giovani e donne
L’invito, in conclusione dell’indagine, è ancora una volta quello di far leva su interventi capaci di invertire la rotta dell’occupazione giovanile e femminile. Si parla anche della quota dei laureati occupati che restano sul territorio e di una ottimizzazione dei flussi migratori regolari.
Potenziando questi aspetti, nel lungo periodo si potrebbe compensare l’impatto negativo del calo demografico sulla crescita anche senza incidere sulle scelte individuali di non avere figli o più di due figli per superare la “soglia di sostituzione”.
L’intervento di ABI
Gianni Franco Papa, presidente del Comitato Tecnico Strategico di ABI e amministratore delegato di BPER, ha dichiarato:
La transizione demografica è un tema da gestire in modo strategico e secondo una logica di sistema. Il calo delle nascite, l’invecchiamento e la trasformazione della struttura della popolazione ci pongono di fronte a sfide economiche, sociais e culturali rilevanti, con impatti profondi anche sul mercato del lavoro, nonché accrescenti necessità e nuove fragilità, ma anche opportunità.
Come fare? L’approccio in questo caso è quello di una tutela della salute, una pianificazione previdenziale che nasce fin dalle prime fasi lavorative dei più giovani e un supporto al passaggio generazionale e all’imprenditoria giovanile e femminile. In tutto ciò, anche per via dello sguardo tecnico dell’indagine, si mette la banca come punto di riferimento centrale, ovvero come un’entità capace di offrire soluzioni e consulenza qualificata.
Prosegue:
Sentiamo forte la responsabilità di essere parte della soluzione, identificando le aree prioritarie a cui indirizzare le risorse, con investimenti a sostegno di innovazione, produttività, servizi per la longevity.
Anche il Direttore Generale di ABI, Marco Elio Rottigni, ha sottolineato la volontà del mondo bancario di collaborare con le istituzioni per definire le misure per promuovere lo sviluppo e la sostenibilità del Paese.
Servono, prosegue:
interventi mirati su quei fattori chiave che possono ridurre l’impatto negativo della dinamica demografica sulla crescita economica.

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