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Del Vecchio pronto a comprare il 25% di Delfin, un’operazione da 14 miliardi di euro

di Redazione Espresso Italia
20/02/2026
Del Vecchio pronto a comprare il 25% di Delfin, un’operazione da 14 miliardi di euro

A tre anni e mezzo dalla scomparsa del fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, il quarto figlio Leonardo Maria – attuale chief strategy officer di EssilorLuxottica – avrebbe comunicato alla holding Delfin e agli altri soci la volontà di esercitare il diritto di prelazione sulle quote del 12,5% detenute dai fratelli Luca e Paola Del Vecchio, pari complessivamente al 25% della cassaforte di famiglia.
L’iniziativa, secondo fonti vicine all’erede, avrebbe l’obiettivo di sbloccare una situazione aperta da circa tre anni e di dare attuazione alle indicazioni lasciate dal fondatore. Dopo la diffusione della notizia, Delfin non ha rilasciato commenti.

Il nodo della trasferibilità
L’origine della vicenda risalirebbe all’assemblea di fine ottobre 2025, quando Luca e Paola Del Vecchio avrebbero chiesto l’autorizzazione a conferire le rispettive quote in una società separata. L’operazione sarebbe stata finalizzata a rendere le partecipazioni negoziabili e quindi “bancabili”, ossia utilizzabili come garanzia per l’accesso al credito.
Nonostante il voto favorevole di cinque soci su otto, non sarebbe stato raggiunto il quorum necessario. I due azionisti si sarebbero quindi rivolti al giudice del Lussemburgo, sede legale di Delfin, per la definizione di un prezzo di riferimento che consenta il trasferimento delle quote. La normativa locale, infatti, non ammettere vincoli permanenti all’uscita da una compagine societaria, escludendo la possibilità che un socio resti vincolato senza limiti di tempo.
Quanto costa l’operazione
Il nodo principale riguarderebbe la valutazione della partecipazione. A valori di mercato, il 25% di Delfin sarebbe stimato intorno ai 14 miliardi di euro. Leonardo Maria Del Vecchio risulterebbe già esposto per diverse centinaia di milioni nei confronti del sistema bancario.
Il family office LMDV Capital non genererebbe ancora flussi di cassa rilevanti, elemento che renderebbe complesso ipotizzare un’operazione sostenuta esclusivamente tramite leva finanziaria. Le stesse fonti precisano che un’eventuale trattativa potrebbe avvenire a sconto rispetto alle attuali valutazioni della holding lussemburghese, in linea con le prassi di mercato.
A intervenire nella partita sarebbe anche la sorella Marisa Del Vecchio, che avrebbe chiesto a Delfin di esercitare il diritto di riscatto sulle quote di Luca e Paola. Anche per la holding l’eventuale operazione comporterebbe un esborso di dimensioni rilevanti. Delfin registrerebbe utili annui superiori al miliardo di euro, a fronte di circa 3 miliardi di debito e di un patrimonio stimato intorno ai 55 miliardi.
Marisa Del Vecchio avrebbe nel frattempo richiesto una proroga dei termini per consentire alla società di strutturare un’eventuale operazione di riacquisto. Delfin avrebbe già presentato al tribunale lussemburghese una richiesta di estensione di almeno 90 giorni rispetto alla scadenza prevista per l’esercizio dei diritti di prelazione e riscatto.
Chi è Leonardo Maria Del Vecchio e il suo patrimonio
Quarto figlio del fondatore, Leonardo Maria Del Vecchio – il più giovane tra i fratelli – è stato indicato tra i possibili eredi nella gestione del gruppo di famiglia. Inserito nella classifica Forbes Italia dei 100 Under 30, disporrebbe di un patrimonio stimato in circa 7 miliardi di euro.
Attraverso la family office LMDV Capital ha acquisito il 30% del quotidiano Il Giornale, di proprietà della famiglia Angelucci, e avrebbe avviato trattative per l’acquisizione della maggioranza del gruppo QN – Quotidiano Nazionale, che comprende Il Giorno, La Nazione e Il Resto del Carlino. Non solo, ma ha anche rilevato il brand Twiga dal fondatore Flavio Briatore ed entrato nel settore food & beverage con Boem, il ready-to-drink lanciato nel 2023 di cui deteneva già il 54% e ora interamente controllato da LMDV Capital.
Nel giugno 2024 ha acquisito il 72,5% della Società Acqua e Terme Fiuggi, con l’obiettivo di posizionarsi nel mercato delle acque minerali, di cui l’Italia è il secondo esportatore mondiale. Secondo stime di settore, potrebbe raggiungere un valore di 400 miliardi di dollari nel 2026.

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