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Home Economia Italiana

Fed, al via l’era Warsh: nulla di fatto sui tassi al primo giro

di Redazione Espresso Italia
18/06/2026
Fed, al via l’era Warsh: nulla di fatto sui tassi al primo giro

Si apre ufficialmente l’era di Kevin Warsh alla Federal Reserve, con la prima riunione del FOMC, stasera, sotto la sua presidenza destinata a rappresentare un primo banco di prova per il nuovo corso della banca centrale americana e per i rapporti con Wall Street e con il presidente Donald Trump.
Il contesto in cui Warsh debutta è complesso: l’inflazione resta sopra il target, mentre le tensioni geopolitiche e la crisi energetica legata al conflitto in Iran continuano a influenzare i prezzi e le aspettative dei mercati. Le dinamiche sul petrolio restano centrali, anche alla luce delle prospettive legate alla riapertura dello Stretto di Hormuz, che ha contribuito alla recente volatilità delle quotazioni del greggio.
Warsh, considerato da molti un “falco”, arriva alla guida della Fed con l’intenzione di intervenire anche sul fronte della comunicazione istituzionale, riducendo la frequenza delle dichiarazioni dei membri del board e limitando il ricorso alla forward guidance, ritenuta eccessivamente vincolante nei momenti di svolta.

Fed prudente: tassi fermi e focus sul linguaggio
Alla riunione non sono attese modifiche ai tassi, che dovrebbero restare nell’intervallo 3,50%-3,75%. Il vero elemento di attenzione sarà quindi la conferenza stampa del nuovo presidente, con gli investitori alla ricerca di indicazioni sulla traiettoria futura della politica monetaria.
Il quadro macroeconomico statunitense resta infatti caratterizzato da crescita resiliente, mercato del lavoro solido e inflazione ancora superiore al 2%. In questo contesto, la Fed appare orientata alla prudenza, mentre il dibattito interno si concentra sul rischio di nuove pressioni inflazionistiche rispetto alla possibilità di un rallentamento più marcato nei prossimi mesi.

Mercati globali: energia, tassi e rischio geopolitico
Il tema energetico resta uno dei principali driver per gli asset globali. Il calo recente del petrolio, legato alle aspettative sulla stabilizzazione del quadro in Medio Oriente, ha contribuito ad attenuare le pressioni inflazionistiche, ma l’incertezza sui tempi di normalizzazione resta elevata.
In parallelo, il mercato azionario continua a mostrare una forte dispersione settoriale, con il comparto tecnologico sostenuto dal tema dell’intelligenza artificiale e dalla leadership delle grandi capitalizzazioni.
Fed, decisione scontata: le letture degli analisti
Gli addetti ai lavori sottolineano come la riunione odierna abbia una rilevanza più comunicativa che decisionale, con i mercati concentrati soprattutto sulle indicazioni che arriveranno dalla conferenza stampa del nuovo presidente della Fed.
TwentyFour Asset Management (Vontobel) ritiene che la banca centrale possa mantenere un tono più restrittivo rispetto alle attese iniziali, pur confermando lo status quo sui tassi. Secondo il gestore, la Fed “manterrà i tassi invariati oggi, ma il tono della comunicazione diventerà sufficientemente restrittivo da suggerire la possibilità di un rialzo a settembre”. Viene inoltre sottolineato il profilo di Kevin Warsh, considerato “hawkish”, anche alla luce del passato: “nel 2011 si dimise per protestare contro il QE2 e ancora oggi è un forte sostenitore della riduzione del bilancio della Banca centrale”.
Anche Carmignac evidenzia come il quadro macroeconomico non giustifichi un cambio immediato di politica monetaria. La casa di gestione osserva che “a prima vista, l’economia statunitense non sembra giustificare un ciclo di allentamento”, ricordando come crescita, inflazione e mercato del lavoro restino su livelli solidi. Tuttavia, secondo la società, la struttura della crescita appare sempre più concentrata su pochi driver, in particolare tecnologia e intelligenza artificiale, rendendo il quadro più fragile di quanto suggeriscano i dati complessivi.
In questo contesto, secondo Carmignac, la Fed dovrebbe confermare lo status quo, mentre l’attenzione degli investitori si sposterà dalla decisione sui tassi alla comunicazione del nuovo presidente. “La conferenza stampa del nuovo presidente potrebbe risultare più importante della decisione stessa, perché offrirà indicazioni sulla continuità o discontinuità rispetto alla linea precedente della Fed”.
Infine, diversi strategist sottolineano come i rendimenti obbligazionari a lungo termine restino sorprendentemente contenuti rispetto al quadro di crescita, inflazione e deficit pubblici, segnalando un mercato ancora alla ricerca di un equilibrio più stabile.

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