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Home Economia Italiana

Fed in modalità “attesa”: tassi non si toccano, decide l’inflazione

di Redazione Espresso Italia
15/06/2026
Fed in modalità “attesa”: tassi non si toccano, decide l’inflazione

Cresce l’attesa per la prossima riunione di politica monetaria della Federal Reserve, in calendario la prossima settimana, il 16-17 giugno, e molti economisti convergono sull’opinione che l’istituto di Washington non abbia alcuna fretta ad aumentare i tassi di interesse. Al centro di tutto l’inflazione, che resta l’ago della bilancia.

Improbabile ora un aumento dei tassi
L’attuale contesto evidenzia come la “chiusura dello Stretto di Hormuz abbia finora avuto effetti più contenuti sui prezzi energetici rispetto ai timori iniziali, mentre i mercati sembrano continuare a incorporare la prospettiva di una graduale normalizzazione dei flussi energetici attraverso l’area, favorita dal possibile allentamento delle tensioni in Medio Oriente”, osserva Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm. Alla luce di questi sviluppi, pertanto, “appare improbabile che la Federal Reserve proceda a un aumento dei tassi nel corso della prossima riunione, scenario che trova ampio consenso anche nelle attese di mercato”.
D’altra parte, il nuovo presidente della FED Kevin Warsh – fortemente voluto dal numero uno della Casa Bianca Donald Trump, che ha più di una volta spinto per un ribasso dei tassi d’interesse – deve fare i conti con un livello attuale dell’inflazione che “rende difficile individuare, nel breve termine, condizioni compatibili con una riduzione del costo del denaro”, prosegue Flax.
Inflazione resta alta ma aspettative “più moderate”
Secondo le rilevazioni del Bureau of Labour Statistics, a maggio l’inflazione complessiva si è attestata al 4,2% su base annua, in linea con le attese, ma ancora ben superiore all’obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve e in deciso aumento rispetto al dato di aprile (+3,8%).
L’accelerazione, ricorda l’economista di Moneyfarm, è stata determinata principalmente dalla componente energetica, i cui prezzi sono cresciuti di circa il 23% rispetto a un anno fa.

Più incoraggiante, invece, l’evoluzione dell’inflazione core, che esclude generi alimentari ed energia, e più osservata dalla Fed, e che il mese scorso si attesta al 2,9%, come indicato dagli analisti, il lieve aumento dal 2,8% di aprile.
Pur registrando un incremento su base annua, Flax sottolinea come la sua dinamica sia rimasta “relativamente contenuta, soprattutto considerando la persistente solidità del mercato del lavoro statunitense”.
Questo, aggiunge il CIO di Moneyfarm, “contribuisce a spiegare perché le aspettative di inflazione per i prossimi dodici mesi risultino oggi più moderate rispetto a quelle prevalenti alcuni mesi fa”.
Il report occupazionale di maggio, lo ricordiamo, ha evidenziato la creazione di 172.000 nuovi posti di lavoro, ben oltre le previsioni degli analisti (+85mila unità), mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,3%.
Cosa aspettarsi dalla Fed
Termometro inflazionistico alla mano, lo scenario di base continua di essere quello di una Federal Reserve “disposta a tollerare temporaneamente un’inflazione superiore al proprio obiettivo, nella misura in cui l’aumento recente sia riconducibile prevalentemente a uno shock dal lato dell’offerta”, osserva Richard Flax. Tale impostazione presuppone che l’inflazione core continui a “mostrare una dinamica più contenuta rispetto all’inflazione complessiva”.
La musica cambierebbe radicalmente se i prezzi al netto di alimentari ed energia dovessero accelerare in modo più marcato, in questo caso, conclude Flax, “la banca centrale potrebbe essere costretta ad adottare una politica monetaria più restrittiva, con rialzi dei tassi superiori a quelli attualmente incorporati nelle aspettative di mercato”.

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