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Home Economia Italiana

Gas russo di nuovo in Italia? Due Paesi europei si riavvicinano a Mosca

di Redazione Espresso Italia
21/04/2026
Gas russo di nuovo in Italia? Due Paesi europei si riavvicinano a Mosca

La vittoria in Bulgaria dell’ex presidente Rumen Radev alle elezioni in Bulgaria ha riportato il Paese su posizioni filo-russe, dopo che la sconfitta di Orban in Ungheria aveva tolto a Mosca un alleato importante all’interno dell’Ue. Proprio il primo ministro ungherese uscente ha inoltre annunciato che l’Ucraina ha riparato l’oleodotto Druzhba, che potrebbe ricominciare a portare petrolio russo in Europa in caso di approvazione, da parte di Budapest, del prestito Ue da 90 miliardi per Kiev.
La Bulgaria è uno snodo cruciale per il gas europeo e soprattutto per la prospettiva di un ritorno all’acquisto di gas russo da parte dei Paesi dell’Ue. Un’opzione per cui stanno spingendo molto sia il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, sia il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.

L’Italia tornerà al gas russo?
In Italia si moltiplicano le voci che spingono per un ritorno al gas russo. Dallo scoppio della guerra in Medio Oriente è stato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini a parlare per primo della possibilità di tornare ad acquistare metano e petrolio dalla Russia.
Nella giornata di domenica 19 aprile ha ripreso le stesse posizioni anche il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. A margine dell’Open space technology di formazione per il 100 team di Nova, Conte ha dichiarato:
Dobbiamo comprare il gas russo ed è più conveniente per le nostre imprese e per i nostri cittadini. È una follia andare a comprare gas americano che costa tantissimo, andare a comprare in giro per il mondo quando c’è del gas disponibile che costa molto meno.
Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto-Fratin ha però ribadito che il Governo non ha intenzione di fare pressione in Ue verso questa direzione, e ha dichiarato:
La mia posizione personale è quella del governo italiano e il governo italiano è perfettamente allineato con l’Unione Europea. Se delle valutazioni dovranno essere fatte, saranno fatte dall’Unione Europea più avanti. A oggi lo escludo.
La Bulgaria si riavvicina a Mosca
L’ex presidente bulgaro Rumen Radev ha vinto le elezioni parlamentari ottenendo circa il 45% dei voti, un risultato che potrebbe permettere al Paese di superare una lunga fase di instabilità politica, che ha visto i cittadini tornare alle elezioni otto volte in cinque anni. Le posizioni del suo partito sono nettamente filorusse, opposte agli aiuti all’Ucraina e aperte a rapporti più stretti con Mosca.
La Bulgaria ha un ruolo centrale in Europa per quanto riguarda gli approvvigionamenti di gas. Dal Paese passano infatti alcune diramazioni di diversi gasdotti importanti:

Il Turkstream, che porta il gas russo in Europa attraverso la Turchia;
L’interconnettore Gregia-Bulgaria, che connette il Tap e il Tanap alla rete europea.

Dal Paese passano quindi due flussi: uno proveniente dalla Russia e quasi del tutto esaurito dall’inizio della guerra in Ucraina, e uno proveniente dall’Azerbaijan, importante proprio per differenziare le forniture europee e ridurre quindi l’esposizione del continente alle tensioni internazionali.
Un governo molto filorusso avrebbe quindi la possibilità pratica, attraverso Turkstream, di riprendere massicce importazioni dalla Russia, anche se questo richiederebbe un forte scontro con l’Unione europea, che ha previsto il divieto totale di acquisto di gas da Mosca entro la fine del 2027. Inoltre avrebbe il controllo del flusso di gas azero che arriva in Europa Centrale, potenzialmente un’importante arma di ricatto nei confronti dell’Ue.
L’Ungheria avrà accesso al petrolio russo
Nel frattempo anche l’Ungheria ha recuperato una parte dei suoi legami, a livello di mercato dell’energia, con la Russia. Il presidente uscente Viktor Orban, filorusso e sconfitto alle ultime elezioni dall’europeista Peter Magyar, ha infatti comunicato che l’Ucraina ha terminato le riparazioni dell’oleodotto Druzhba, che porta il greggio russo in Ungheria.
Le riparazioni erano al centro delle crescenti tensioni tra Budapest e Kiev degli ultimi mesi, esacerbate dalla campagna elettorale di Orban. Il petrolio dovrebbe riprendere ad arrivare entro la prossima settimana. Successivamente, l’Ungheria dovrebbe togliere il veto al prestito dal 90 miliardi di euro promesso dall’Ue all’Ucraina.

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