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Home Economia Italiana

Petrolio, Boeing, prodotti agricoli: l’effetto degli accordi USA-Cina sui mercati

di Redazione Espresso Italia
16/05/2026
Petrolio, Boeing, prodotti agricoli: l’effetto degli accordi USA-Cina sui mercati

La visita di Donald Trump a Pechino ha prodotto una serie di intese economiche e finanziarie di portata “significativa”, ma dai contorni ancora sfumati, sufficienti a generare reazioni differenziate sui mercati globali. Il vertice  si è chiuso infatti con quelli che il presidente americano ha definito “accordi commerciali fantastici, eccellenti per i nostri due Paesi”, pur senza fornire cifre dettagliate. Per questo motivo, gli economisti invitano alla cautela ed i mercati hanno accolto le notizie in arrivo da pechino con un misto di euforia e prudenza. Secondo l’analisi di UBP, il summit dovrebbe produrre soprattutto risultati simbolici e una tregua temporanea più che un vero cambiamento strategico, mentre Bloomberg descrive  il rapporto come “fragile”.

Il dossier energetico e il petrolio
Al centro delle intese figura la promessa cinese di tornare ad acquistare greggio statunitense, in un contesto in cui la Cina non importa petrolio dagli Stati Uniti dal mese di maggio 2025 per via dei dazi del 20%. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha indicato come la produzione dell’Alaska sarebbe da considerarsi uno sbocco quasi naturale per la Repubblica Popolare Cinese. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato a Fox News che la Cina ha accettato di acquistare petrolio dagli Stati Uniti: “Hanno concordato di acquistare petrolio dagli Stati Uniti, andranno in Texas, inizieranno a inviare navi cinesi in Texas, in Louisiana e in Alaska”.
I futures sul Brent hanno guadagnato l’1,49% a 107,30 dollari al barile, mentre il contratto sul WTI statunitense sale dell’1,55% a 102,74 dollari al barile, sostenuti anche dalla persistente chiusura dello Stretto di Hormuz, nonostante i due leader abbiano concordato che i flussi di greggio per lo  Stretto devono riprendere e che nessun pedaggio va imposto alle navi in transito. Secondo gli analisti di FXEmpire, un esito positivo dei colloqui contribuirebbe ad alleggerire il premio geopolitico ed a calmierare i prezzi sia del Brent sia del WTI.
Boeing tra euforia e correzione
Il titolo Boeing ha vissuto una settimana di forte volatilità. Le azioni sono salite del 3% nella sessione pre-market di giovedì, a seguito delle dichiarazioni del Segretario al Tesoro Scott Bessent, che ha prospettato consistenti ordini cinesi. Tuttavia, la cifra emersa al termine del vertice è risultata inferiore alle attese e questo ha penalizzato il titolo durante la sessione regolare, facendolo scendere del 4% circa: Trump ha riferito la promessa di acquisto, fatta a suo dire dal suo ospite, di 200 Boeing “grandi”. Si tratta di una cifra considerevole, ma inferiore all’ordine di 500 aerei a corridoio singolo 737 MAX e di un centinaio di aerei a fusoliera larga (787 Dreamliner e 777) evocato dalla stampa da mesi. La commessa, se confermata, segnerebbe il primo acquisto di jet commerciali di fabbricazione statunitense da parte della Cina, da quasi un decennio a questa parte, ma l’ammontare ridotto rispetto alle indiscrezioni ha frenato l’entusiasmo iniziale.
Soia e prodotti agricoli
Benefici anche per il settore agricolo. Trump ha dichiarato di aver spinto la Cina ad acquistare più prodotti dalle aziende agricole statunitensi, in particolare la soia. L’intesa si inserisce nella cornice della tregua già raggiunta lo scorso ottobre, che prevede che la Cina  riprenda ad acquistare ingenti quantitativi di soia dagli Stati Uniti. Si tratta di un risultato politicamente rilevante per la base elettorale repubblicana, con l’amministrazione USA che ha schierato a Pechino la strategia delle cosiddette “Five B’s” americane (Boeing, beef, beans, Board of Trade e Board of Investment) contro le “Three T’s” cinesi (tariffs, technology, Taiwan). Nonostante l’annuncio degli accordi, i Future sui Soybeans (semi di soia) hanno chiuso in ribasso ieri al CBOT a poco più di 11,92 dollari per bushel (sacco) a causa di ordinativi certificati dal Dipartimento dell’Agricoltura inferiori alle previsioni.

Il balzo di Nvidia
Nvidia è balzata del 4% a Wall Street, sui rumors avanzati da Reuters secondo cui gli Stati Uniti avrebbero autorizzato una decina di aziende cinesi ad acquistare l’H200, il secondo chip per l’intelligenza artificiale più potente di Nvidia, sebbene la consegna non sia ancora avvenuta. Fra l’altro, il CEO di Nvidia Jensen Huang era in prima fila fra i Ceo che hanno accompagnato il presidente Trump in Cina, alimentando le aspettative di una possibile svolta che potrebbe sbloccare le vendite dell’H200 nel Paese asiatico.

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