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Petrolio in calo a 80 dollari con l’accordo Usa-Iran, quando scenderà anche la benzina

di Redazione Espresso Italia
16/06/2026
Petrolio in calo a 80 dollari con l’accordo Usa-Iran, quando scenderà anche la benzina

Nella mattinata del 15 giugno il prezzo del petrolio è calato a 80 dollari al barile per la prima volta da marzo. Il mercato sta reagendo alle prospettive di pace tra Iran e Usa, aperte dall’accordo per l’apertura delle trattative sul nucleare, che prevede anche una ripresa del traffico attraverso lo stretto di Hormuz.
Perché i prezzi tornino ai livelli precedenti alla guerra in Iran, però, ci potrebbero volere mesi. I consumatori saranno gli ultimi a notare il calo dei prezzi, perché il prezzo della benzina alla pompa scenderà lentamente, per ragioni tecniche. Nel frattempo molti Stati dovranno riempire le loro riserve strategiche, per difendersi da altre crisi simili.

Il prezzo del petrolio è sceso sotto gli 80 dollari
Il greggio è sceso sotto gli 80 dollari al barile in mattinata mentre il Brent, il petrolio del Mare del Nord che è considerato il migliore per la raffinazione a livello globale, ha raggiunto un prezzo di 82,50 dollari al barile sui mercati internazionali, dopo che Usa e Iran hanno raggiunto un accordo per aprire le trattative sul programma nucleare iraniano, cessare le attività militari per 60 giorni e riaprire lo Stretto di Hormuz e l’accesso ai porti iraniani.
Anche se si tratta di un prezzo nettamente più basso della media degli ultimi mesi, 80 dollari sono comunque 20 in più rispetto ai mesi precedenti alla guerra, un aumento del 40% del prezzo. Anche la promessa della riapertura dello stretto di Hormuz non basta quindi a rassicurare del tutto i mercati, e le ragioni di questa sfiducia sono diverse.

Perché l’apertura dello Stretto di Hormuz non basta
Oltre al fatto che lo stretto e i porti iraniani non sono ancora realmente aperti, chi commercia petrolio è ben consapevole che ci vorranno mesi perché la situazione torni a prima della guerra:

la domanda rimarrà alta per mesi, perché i Paesi di tutto il mondo hanno svuotato le loro scorte strategiche negli ultimi mesi e dovranno riempirle;
Paesi che non avevano riserve strategiche, come molti nel Sud-Est Asiatico, vorranno crearsele per prepararsi ad altre crisi simili, aumentando ulteriormente la domanda;
le infrastrutture petrolifere del Golfo Persico sono state gravemente danneggiate dagli attacchi iraniani e dovranno essere riparate, rallentando la produzione.

Sarà quindi difficile rivedere presto prezzi vicini ai 58 dollari al barile, il prezzo più basso raggiunto prima che la tensione tra Usa e Iran iniziasse a cambiare il mercato petrolifero internazionale.
Quando si abbasseranno i prezzi di benzina e diesel
Questo avrà una conseguenza anche sulle tempistiche di abbassamento dei prezzi della benzina e del diesel in Italia. Il costo del carburante tende già di per sé ad abbassarsi lentamente, perché le aziende petrolifere devono smaltire i prodotti raffinati del petrolio acquistato ad alto prezzo. Ci vogliono infatti sempre alcune settimane prima che i prezzi alle pompe si adeguino a quelli del petrolio.
I problemi di mercato legati alla domanda e all’offerta elencati in precedenza rallenteranno ulteriormente questo processo. Anche nello scenario in cui lo Stretto di Hormuz dovesse riaprire venerdì e ogni tensione tra Iran e Usa sparisse entro la fine della settimana, difficilmente i prezzi di benzina e diesel tornerebbero quelli di inizio anno, attorno a 1,60 euro al litro, prima della fine dell’estate.

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