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Oro oltre i 5.500 dollari l’oncia. Campi: “In aumento per pressioni su Fed”

di Redazione Espresso Italia
31/01/2026
Oro oltre i 5.500 dollari l’oncia. Campi: “In aumento per pressioni su Fed”

Nuovi massimi storici per l’oro, il metallo ha superato i 5.500 dollari l’oncia. “È visto come un bene anti-inflazione – dice all’Adnkronos Matteo Campi, Head of Multiasset and Alternative di Arca Fondi Sgr -. Non ha una correlazione negativa con i mercati, è una moneta come le altre”. Quando le valute vengono inflazionate per l’eccessiva creazione di moneta, il metallo prezioso rimane stabile: “L’’offerta annua estratta dalle miniere è minima rispetto al totale esistente – evidenzia – e indipendente dalla volontà dei governi, a differenza delle altre monete. Nel lungo periodo l’oro si apprezza rispetto a valute i cui volumi vengono gonfiati”.

Il forte incremento di valore è conseguente alle pressioni politiche esercitate dall’amministrazione Trump sulla banca centrale americana, pressioni per tagliare i tassi, che hanno alimentato dubbi sull’indipendenza della Fed. “I politici spingono sempre per politiche monetarie espansive che danno benefici immediati, ma lasciano spazio all’inflazione nel giro di qualche anno, quando al governo c’è qualcun altro. C’è uno sfasamento temporale tra guadagni politici a breve termine e costi inflattivi sul lungo periodo”. Una Fed meno indipendente significherebbe più dollari stampati, e di conseguenza un dollaro più debole rispetto a tutte le altre valute, incluso l’oro. Secondo l’esperto si è innescato anche un meccanismo psicologico: “Il prezzo sale perché viene comprato, e viene acquistato perché sale. In casi come questo è difficile intuire come andrà a finire. Queste cose poi tornano indietro, in questo momento l’oro è estremamente pericoloso sia comprarlo che venderlo. Lo si può acquistare oggi e fare meno del 10% domani o viceversa non farlo, ma rischiare un potenziale crollo”. Il rally delle ultime settimane “ha ragioni sacrosante”: per le banche centrali, specie di mercati emergenti che non vogliono dipendere dagli Usa, diversificare dal dollaro è una mossa giustificabile. E la soglia dei 6000 dollari l’oncia potrebbe non essere così lontana: “Quando un asset si comporta in questo modo, può andare ovunque – sottolinea Campi -. C’è tantissima liquidità globale in cerca di asset: le azioni sono care, le obbligazioni hanno basso rendimento. L’oro è salito per ottime ragioni: paura, tassi di interesse e indipendenza. Non è una situazione assurda”. Situazione simile per l’argento, asset di diversificazione per le banche centrali come riserva di valore. Discorso differente per le terre rare dove conta l’utilizzo industriale che pone un “tetto” al valore massimo: “Nel momento in cui il prezzo sale troppo smettono di essere utilizzabili. È un fattore da considerare perché fa da calmiere”. Campi poi scongiura in parte il rischio di una nuova recessione globale, le avvisaglie economiche sono contrarie. “La probabilità di un disastro è sempre presente, ma oggi i grossi problemi sono geopolitici, ma l’economia mondiale ha retto meglio del previsto negli ultimi 12 mesi, assorbendo shock come quello dei dazi. Il commercio globale non è calato”. Mancano gli eccessi che si vedevano nel 2007: “Se una bolla c’è è sulla paura e sull’oro, più che sul troppo ottimismo. Ritengo difficile che arrivi il disastro” conclude.

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