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Home Mondo Economia

Pil oltre le attese a +0,7% ma pesa l’incognita guerra, vola l’inflazione

di Redazione Espresso Italia
06/06/2026
Pil oltre le attese a +0,7% ma pesa l’incognita guerra, vola l’inflazione

Il Pil italiano potrebbe crescere un po’ più del previsto, superando – anche se di un soffio – le previsioni del governo. A rifare di nuovo i conti è l’Istat che, sia per quest’anno che per il prossimo, stima una crescita dell’economia dello 0,7% contro il +0,6% calcolato dal ministero dell’Economia nel Documento di finanza pubblica.
Di fronte alle ultime previsioni degli organismi internazionali e delle organizzazioni italiane, in linea o leggermente più basse rispetto a quelle del Dfp, quella dell’Istituto di statistica appare dunque quasi una voce fuori dal coro. Ma rispetto a Ocse o Fmi, l’Istat può avvalersi della recente revisione del Pil del primo trimestre, ritoccato al rialzo da +0,2% a +0,3%. Per di più, nel contesto europeo l’Italia mostra segnali sostanzialmente positivi, considerando che le stime di Eurostat indicano invece per l’Eurozona presa nel suo complesso un andamento opposto dell’economia nel periodo gennaio-marzo, con un calo dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. F
in qui gli aspetti incoraggianti che però non sono gli unici da tenere presenti nel quadro macroeconomico del Paese. Sull’altro piatto della bilancia pesa infatti l’andamento dell’inflazione. L’Istat si attende “una forte risalita” nel corso del 2026 e stima che l’anno chiuda con un tasso di aumento dei prezzi del 2,9% che eserciterà inevitabilmente pressione sui salari e sui consumi. La fiammata dovrebbe in gran parte rientrare nel 2027, con un’inflazione stimata al 2%, “in conseguenza della normalizzazione delle tensioni internazionali”.
Ma l’incognita è tutta lì. Ad oltre tre mesi dall’avvio degli attacchi all’Iran, l’incertezza sulla durata del conflitto resta immutata. Se quindi la normalizzazione non dovesse esserci, il quadro cambierebbe profondamente sul fronte dei prezzi e, non secondariamente, anche su quello del Pil. Secondo l’Istat, in caso di guerra prolungata in Medio Oriente, e di altrettanto prolungata chiusura dello stretto di Hormuz, il prezzo del Brent e quello del gas si assesterebbero infatti su livelli superiori a quelli dello scenario base utilizzato per mettere a punto le stime pubblicate oggi e pari a circa 113 dollari per il petrolio e a 47 euro per il Ttf.
“Sulla base di queste ipotesi, la dinamica di crescita del Pil italiano nel 2026 sarebbe inferiore, rispetto allo scenario base, di 0,1 decimi di punto nel 2026 e di 0,3 decimi nel 2027”, scendendo quindi a +0,6% quest’anno e a +0,4% l’anno prossimo. “Il permanere di quotazioni elevate delle materie prime determinerebbe maggiori effetti inflazionistici: – spiega ancora l’Istituto – il deflatore dei consumi privati registrerebbe nel 2026 incrementi di 0,4 punti percentuali rispetto allo scenario base, mentre nel 2027 la dinamica dei prezzi sarebbe superiore per 0,5 punti”.
A bocce ferme, il quadro dell’economia italiana mostra comunque nel complesso di tenere. Anche se qualche campanello d’allarme già si intravedere. Ad aprile, le vendite al dettaglio hanno registrato infatti un aumento in valore (+1,6%) rispetto allo scorso anno, ma i volumi sono risultati ancora in calo dello 0,3%. Il che significa, commenta Confesercenti, che i consumi delle famiglie restano in una fase di crescita debole e disomogenea.
Particolarmente preoccupante, secondo l’associazione, è la flessione dei volumi nel comparto alimentare, che ha registrato una caduta del 2,2% sul 2025. Più cauta la lettura di Confcommercio che evidenzia invece gli effetti di calendario, a partire dalla diversa tempistica della Pasqua che, pur caduta nello stesso mese nel 2026 e nel 2025, “ha determinato un anticipo di parte dei consumi alimentari a marzo, penalizzando conseguentemente il dato di aprile”.

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