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Home Mondo Economia

Via il richiamo a contratti equivalenti, ma è sempre scontro sul dl lavoro

di Redazione Espresso Italia
09/06/2026
Via il richiamo a contratti equivalenti, ma è sempre scontro sul dl lavoro

Prima attaccato e poi riformulato, ma lo scontro rimane aperto. Alla fine cambia l’emendamento dei relatori al decreto lavoro, con le norme sul salario giusto, e salta il riferimento ai contratti minori equivalenti per gli incentivi alle assunzioni. Le polemiche però non si placano. Il testo, dopo l’esame in commissione alla Camera, arriva domani in Aula con la fiducia.
Dopo le forti critiche sollevate in maniera compatta da Cgil, Cisl e Uil e dall’opposizione, che in tarda mattinata ha anche abbandonato l’esame in commissione, l’emendamento presentato dai relatori di maggioranza, Tiziana Nisini (Lega), Walter Rizzetto (FdI) e Chiara Tenerini (FI), è stato riformulato: nella nuova versione votata, rimane la parte sul Trattamento economico complessivo (Tec) che si compone delle voci retributive e anche del welfare contrattuale ma in entrambi i casi si aggiunge il richiamo esplicito ai contratti collettivi sottoscritti dalle sigle maggiormente rappresentative. Salta invece la parte sui contratti equivalenti, ovvero quei contratti minori che assicurando un trattamento economico complessivo equivalente, appunto, ai contratti leader, potevano accedere comunque ai bonus per le assunzioni. La nuova versione non smorza il no delle opposizioni, secondo cui non si chiude affatto la porta ai contratti pirata (punto su cui erano insorte anche Cgil, Cisl e Uil lamentando peraltro l’invasione di campo sulle regole del sistema contrattuale, sui cui è in corso un confronto tra le parti sociali).
Le opposizioni lasciano i lavori prima delle votazioni accusando la maggioranza di portare avanti “una farsa, una pantomima”. “Alla fine della giornata la maggioranza ha trovato la quadra, cambiare poco perché nulla cambi. La destra fa un regalo ai contratti pirata”, dicono il capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera, Arturo Scotto, e la deputata e responsabile Lavoro dei dem Cecilia Guerra.
Parla di riformulazione “vergognosa, finanche peggiorativa della versione originale” e di “una mazzata a lavoratori”, il capogruppo del M5S in commissione Lavoro alla Camera, Dario Carotenuto.
Difende la soluzione il presidente della commissione Lavoro e relatore, Walter Rizzetto: “Mette d’accordo tutti, stante il fatto che c’è già nel decreto un principio di equivalenza, quindi viene garantita la pluralità sindacale”, “e non sta a noi definire gli ambiti del Tec”, dice auspicando che le parti arrivino “nel più breve tempo possibile” ad un accordo.
Sugli altri punti del testo, sfuma la modifica che era stata chiesta dalla Lega sulla retroattività degli aumenti contrattuali per i contratti scaduti. Mentre passa la riformulazione che fa salire al 50% (rispetto al 30% del testo base) dell’inflazione Ipca l’adeguamento retributivo, come anticipo forfettario, nei casi di contratto non rinnovato entro 9 mesi (e non più 12 mesi) dopo la scadenza.    

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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