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Anm, neopresidente Tango apre al dialogo. Nordio: “Troveremo elementi di concordia”

di Redazione Espresso Italia
29/03/2026

L’Associazione nazionale magistrati (Anm) riparte dalla vittoria del No al referendum sulla riforma della giustizia e dal nuovo presidente Giuseppe Tango eletto dal Comitato direttivo centrale nella prima riunione dopo le urne. Quarantatré anni, palermitano, giudice del lavoro, Tango raccoglie il testimone di Cesare Parodi, che a pochi minuti dallo spoglio lunedì scorso aveva annunciato a sorpresa le dimissioni per “gravi motivi familiari”: giovane magistrato, molto impegnato nella campagna referendaria, Tango ha auspicato da subito la ripresa di un “autentico dialogo con l’interlocutore politico”. E non è tardata ad arrivare la mano tesa del ministro della Giustizia Carlo Nordio che gli ha augurato “buon lavoro e un fruttuoso rapporto con noi. Sono certo – ha precisato il guardasigilli- che, dopo questo momento di contrapposizione, riusciremo a trovare gli elementi di concordia per una giustizia più efficiente e più moderna”.

L’elezione di Tango non era scontata. Qualcuno sperava che avesse effetto il pressing su Parodi per congelare le dimissioni, ma stamattina il leader dimissionario ha confermato il passo indietro, “un passaggio obbligato”. “Oggi lascio, sento il bisogno di tornare alla mia famiglia. Anm ha bisogno di un presidente a tempo pieno”, ha detto dopo aver indicato la strada per il futuro: con il No al referendum dai cittadini è arrivata una “delega forte ma non in bianco. Abbiamo chiesto fiducia, ci e’ stata concessa ma dobbiamo meritarla”.
“Se dopo il voto passa il messaggio che andava tutto bene allora la fiducia è destinata presto a venire meno, le fasi di vittoria sono le uniche in cui il cambiamento è veramente possibile”, ha continuato Parodi. “La storia delle istituzioni ci insegna che le riforme credibili si fanno quando non sono imposte ma scelte – ha concluso -Dopo un simile risultato la magistratura non è sulla difensiva, non è costretta a reagire per paura quindi è il solo momento in cui il rinnovamento può apparire autonomo e non eterodiretto”. Lo stesso segretario generale Rocco Maruotti ha sottolineato: “Abbiamo visto che quando il protagonismo del singolo lascia spazio al pluralismo e all’unità di intenti si possono compiere miracoli. Dobbiamo perciò imparare da questa esperienza per trovare il modo di rinnovare radicalmente il modo di stare in Associazione, superando identitarismi e settarismi, a partire dalla scelta del nuovo presidente dell’Anm che deve arrivare a valle di un percorso che parte dalla scrittura condivisa di un programma”.
Eleggere subito il presidente, senza contrasti tra i gruppi, sembrava così la ciliegina sulla torta di una giornata segnata dall’entusiasmo per il successo referendario e in linea proprio con quel richiamo all’unita’. Magistratura Indipendente, il gruppo a cui appartiene Parodi e a cui spettava esprimere il nome del candidato, ha puntato inizialmente a rinviare la decisione di qualche settimana per mettere, davanti al nome, un programma condiviso da cui ripartire. Ma davanti alla maggioranza del Cdc che ha votato per procedere subito con la discussione sulla nuova presidenza, ha indicato il solo nome – quello di Tango peraltro il più votato quando si svolsero le elezioni del Cdc – intorno al quale c’era un consenso trasversale evitando così una rottura interna. “Non è mistero che sono legato a una salda amicizia con Antonio D’Amato, persona che avremmo voluto presentare: ho cercato in tutti i modi di convincerlo, ma non ritiene doversi presentare”, ha detto Parodi parlando a nome di Magistratura indipendente “un gruppo fortemente democratico – ha proseguito- e non possiamo che fare nostra l’indicazione degli elettori, dei colleghi che a livello nazionale hanno espresso 700 preferenze (al Cdc ndr) per Giuseppe Tango”.
Applausi e abbracci, il neo presidente dell’associazione è stato eletto per acclamazione prima e, con una votazione formale poi (31 si’ e un astenuto). “Questo è il tempo di gioire per un traguardo a tratti sperato” ma “da domani tutti al lavoro, insieme ad altri attori della giurisdizione, per proporre soluzioni che possano davvero migliorare la giustizia e quei problemi di cui tutti noi siamo ben consapevoli”, ha esordito il neoleader ricordando che “la nostra azione sara’ rivolta sempre a beneficio dei cittadini” e “riannodando se fosse possibile anche i nodi di un autentico dialogo con l’interlocutore politico”.“Credo di essere il primo palermitano presidente di Anm e questo mi inorgoglisce oltremodo – ha continuato- ma sento ancora di più la responsabilità di rappresentare quella magistratura che da sempre ha saputo costruire un rapporto di forte fiducia con la società civile finanche nei momenti più drammatici della nostra storia: di questa fiducia, ora più che mai, tutti, dobbiamo dimostrare di essere all’altezza”. Segnale che le toghe hanno capito la necessità di un cambio di passo: “Si tratta di un rinnovamento e non intendo soltanto generazionale – ha aggiunto Tango – veramente, ora più che mai, si avverte l’esigenza di portare la magistratura a guardarsi al suo interno e a capire tutto ciò che negli ultimi anni non è andato per il verso giusto per capire quali possono essere le reali soluzioni per il futuro affinché tutto ciò che è stato non si possa più ripetere”.”In questi anni si è fatto tanto, c’è stata la legge Cartabia anche se durante il dibattito referendario molti lo omettevano” e già c’era stata già la volontà della magistratura associativa di avviare questo percorso: “tocca a tutti noi portarlo a termine per rendere ancora più credibile all’esterno, agli occhi dei cittadini, la magistratura”. La parola d’ordine e’ anche “voltare pagina” dopo una campagna referendaria dai “tanti episodi disdicevoli”.

“L’Anm non è e non sarà mai un partito politico”, ha ribadito il neo presidente convinto che andrà ricucito anche un confronto con l’avvocatura. L’Anm ripartirà dal programma in otto punti elaborato lo scorso anno, che ora andrà aggiornato. Prossimo appuntamento per il 16 maggio quando e’ già stata fissata una assemblea straordinaria come chiesto da 600 giovani magistrati.

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