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Home Politica

Governo cauto su Trump. Le opposizioni incalzano, Meloni reagisca

di Redazione Espresso Italia
03/05/2026

Aspettare e vedere. Confidando che ancora una volta gli attacchi a testa bassa ai Paesi europei, Italia compresa, restino minacce sulla carta. Nel giorno in cui il governo diventa il “secondo più longevo” della storia repubblicana, nessuno ha voglia di parlare di Donald Trump. E non solo perché la risposta sui dazi la coordina Bruxelles, ma anche perché l’idea di un disimpegno americano negli avamposti europei per ora ai piani alti del governo non la vogliono nemmeno prendere in considerazione.
“Non ne capirei le ragioni”, l’unico commento, a caldo, da parte del ministro della Difesa Guido Crosetto. Mentre Giorgia Meloni, molto concentrata sulla politica interna negli ultimi giorni, per ora si è tenuta alla larga dalla questione.
L’esecutivo “reagisca”, non si mostri ancora subalterno al presidente americano, la incalzano intanto le opposizioni, chiedendo da un lato, come fa Elly Schlein, di ripristinare il fondo per l’automotive, e dall’altro di revocare l’impegno “folle” del 5% del Pil in spese per la difesa, come aggiunge Angelo Bonelli. Ma se gli Usa si dovessero sfilare, ancora di più servirebbe rafforzare quello che Meloni ha sempre definito come il “pilastro europeo della Nato”.
Se Trump dovesse ritirare i suoi militari sarebbe un colpo piuttosto complicato da assorbire per la difesa europea, e italiana. Anche perché ci vorrebbero anni, oltre a miliardi di investimenti, per sostituirsi al sistema americano.
“Senza Usa ci conquistano in un fine settimana”, la battuta amara di un alto in grado del partito della premier, che di questa nota assai dolente potrebbe parlare tra domenica e lunedì a Yerevan con i suoi colleghi europei, a partire dal cancelliere tedesco Friedrich Merz direttamente preso di mira dal tycoon come Roma e Madrid. Al momento incontri bilaterali fissati non ce ne sono – e tra quelli che non si escludono c’è la possibilità di uno scambio con il presidente svizzero Guy Parmelin, anche lui in Armenia per il vertice della Comunità politica europea.

Per approfondire Agenzia ANSA Meloni, da oggi governo è il secondo più longevo della Repubblica, avanti determinati – Notizie – Ansa.it “Da oggi il Governo che ho l’onore di guidare diventa il secondo più longevo della storia repubblicana. Non lo vivo come un traguardo da festeggiare, ma come una responsabilità ancora più forte verso gli italiani. (ANSA)

La premier si tratterrà il minimo indispensabile, perché ha in agenda anche l’Azerbaigian, nuova tappa di quel “tour del gas” avviato con le visite in Algeria e (a sorpresa) nel Golfo. Stavolta la missione è stata compressa al massimo, giusto il tempo di co-presiedere con Emmanuel Macron una riunione della coalizione contro la droga, e di partecipare al tavolo sulle minacce ibride. Meloni vuole allontanarsi il meno possibile e ha in programma una serie di appuntamenti nazionali. In Friuli per l’anniversario del terremoto, mercoledì, poi venerdì alla Triennale di Milano a un evento degli agricoltori, sua storica base elettorale.
Bisogna girare e raccontare i risultati “concreti” per i cittadini e le imprese ottenuti dal governo, come i “circa 1000 posti stabili in più al giorno” messi in evidenza dal fidato sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari. O i “21 miliardi” lasciati “nelle tasche degli italiani” tra taglio dell’Irpef e del cuneo, che vengono dettagliati nei documenti interni di FdI come esempi – da riportare all’esterno – del “miglioramento concreto della vita quotidiana degli italiani” che è l’altro lato della medaglia della stabilità del governo. Certo la crisi spaventa, e se la guerra in Iran non dovesse finire a breve Meloni sa che sarà di quello che dovrà rispondere agli italiani.
Ecco perché, mentre non ci sarebbero stati contatti recenti con gli Usa, sarebbero invece fittissimi quelli con Bruxelles. L’idea rimane quella di convincere gli alleati della necessità di considerare anche quelle dell’energia come spese in sicurezza e difesa – e un tentativo lo porterà avanti anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al prossimo Ecofin del 5 maggio, che pure ufficialmente non ha la crisi energetica tra i punti in esame. Nel frattempo, incassata la nona rata, si starebbe esplorando anche la possibilità di una, ultima, revisione del Pnrr per dirottare fondi sui settori più colpiti, dall’autotrasporto alle imprese energivore.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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