• Chi Siamo
  • Privacy Policy
  • Contatti
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Espresso Italia
  • Politica
  • Finanza
  • Cronaca
  • Cultura
  • Economia Italiana
  • Economia Estera
  • Politica
  • Finanza
  • Cronaca
  • Cultura
  • Economia Italiana
  • Economia Estera
Espresso Italia
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home Politica

Meloni incassa anche dimissioni Santanchè: scatta il totonomi, tempi rapidi per successione

di Redazione Espresso Italia
26/03/2026

Alla fine di un’altra giornata sull’ottovolante, Giorgia Meloni incassa anche le dimissioni ‘auspicate’ di Daniela Santanchè. Dopo il passo indietro, martedì, del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della capo di gabinetto del ministero di via Arenula, Giusi Bartolozzi, ieri – al termine di un lungo pressing da parte di Fratelli d’Italia – è arrivato anche l’addio al governo della ministra del Turismo, che aveva trascorso l’intera mattinata chiusa nel suo ufficio al dicastero.

Con una lettera alla premier, Santanchè ha ufficializzato la sua ‘rinuncia’ (con un garibaldino “obbedisco”), accompagnandola con una chiusa polemica: “Cara Giorgia, non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri”.
Le ipotesi per il ‘dopo Santanchè’
Per il ‘dopo Santanchè’ si moltiplicano le ipotesi. Come da tradizione, il totonomi è scattato subito dopo la missiva d’addio ed è destinato a proseguire fino all’individuazione del successore: con ogni probabilità questa mattina, dal momento che Meloni è rientrata in serata dalla visita in Algeria. Tra le valutazioni in corso, secondo quanto si ragiona negli ambienti di via della Scrofa, ci sarebbe l’ipotesi di un riequilibrio geografico e politico: puntare su una figura del Sud per ricostruire consenso in aree oggi più fragili, come quelle in cui ha prevalso il ‘no’ alla riforma della giustizia.

In alternativa, un profilo amministrativo forte e riconoscibile come quello di Luca Zaia potrebbe garantire continuità nella capacità di governo, anche se qualcuno osserva che assegnare ora una casella alla Lega rischierebbe di innescare tensioni, soprattutto con Forza Italia. Interpellato su un possibile coinvolgimento, l’ex governatore del Veneto preferisce non commentare. Sullo sfondo, anche la figura dell’ex presidente del Coni Giovanni Malagò, ma in via della Scrofa si registra scetticismo sul suo nome per quella casella. Secondo gli ultimi boatos, in quota FdI sarebbe in corsa anche Gianluca Caramanna, deputato meloniano e figura di riferimento nel settore turistico: classe 1975, nato a Flörsheim am Main, in Germania, economista del turismo e manager di lunga esperienza nel comparto alberghiero, tra cui il gruppo Hotel Domus. Circola inoltre il nome di una donna, Elena Nembrini, attuale direttore generale dell’Enit, così come viene ipotizzato anche il profilo dell’attuale presidente Ita, Sandro Pappalardo.

Tra i papabili alla ‘successione’ girano anche i nomi di Lucio Malan, attuale presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, e del senatore siciliano Salvo Sallemi. Ma nella giornata convulsa di ieri sarebbe circolata anche l’ipotesi di un interim in capo a Meloni. Si tratterebbe di una soluzione transitoria che vedrebbe un prima e un dopo: oggi la premier potrebbe assumere anche l’incarico di ministro del Turismo per poi conferire a un fedelissimo (come Caramanna) il mandato di sottosegretario allo stesso dicastero. Successivamente Meloni rinuncerebbe all’interim, cedendo ‘pieni poteri’ a un nuovo ministro.
La scelta del nuovo ministro del Turismo, raccontano, non è semplice. Pesa ancora la mancata elaborazione della sconfitta del sì al referendum. Il nodo – si osserva in ambienti parlamentari di FdI – è quello della classe dirigente: se nei territori in cui esprimi sindaci o figure apicali finisci per perdere con margini anche superiori al 60%, significa che esiste una frattura profonda. Quella del referendum, in questa lettura, non è soltanto una sconfitta elettorale, ma il segnale di uno scollamento: proprio dove il partito dovrebbe essere più forte, perché governa e ha visibilità, si rivela invece più debole, osserva un esponente. Il fatto di aver prevalso soltanto in tre regioni rafforza ulteriormente questa interpretazione. Da qui l’idea delle “pulizie di primavera”: una cesura netta, non solo simbolica, per aprire una nuova fase.Il ‘day after’ a via Arenula
Al ministero della Giustizia è stato il day after le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi. Il ministro Carlo Nordio, ieri al question time alla Camera, ha sgombrato il campo. “Non è previsto in nessun ordinamento che il ministro si dimetta a seguito dell’esito negativo del referendum, tanto più che la fiducia è già stata confermata dal governo e dalla presidente del Consiglio”, ha replicato alle opposizioni ringraziando l’ormai ex capo di gabinetto per il passo indietro. “Bartolozzi ha dato le dimissioni e ha sempre, secondo il mio giudizio, incessantemente svolto le sue funzioni con dignità ed onore e il suo gesto spontaneo dimostra un grande senso di responsabilità e confido che cessino definitivamente le strumentali polemiche che hanno investito la sua persona e tutto il ministero”, ha continuato, annunciando: “Provvederemo quanto prima alla sua sostituzione, tenendo conto che l’obiettivo è l’efficienza del ministero e l’attuazione del programma governativo”.

Intanto, in attesa che venga nominato il nuovo capo di gabinetto (tra i nomi che circolano quello di Antonio Mura, attualmente capo dell’Ufficio legislativo), a fare le funzioni sarà Vittorio Corasaniti, già vicecapo di gabinetto vicario, affiancato da Anna Chiara Fasano, già vicecapo di gabinetto. Non è un caso che le loro posizioni siano state ‘blindate’ con le richieste arrivate ieri dal ministro al Csm per la conferma di fuori ruolo per entrambi, approvate all’unanimità dal plenum.

Resta poi il rebus legato alla casella lasciata vacante dalle dimissioni del sottosegretario Delmastro. E’ da chiarire se arriverà o meno una nuova nomina anche se c’è chi pensa che difficilmente una delega ‘pesante’ come quella al Dap possa essere redistribuita. Tra i nomi papabili per un’eventuale successione ci sarebbe quello della deputata FdI Sara Kelany.

Leggi anche

Articoli Correlati

Politica

La Lega torna in piazza a Milano contro l’Ue per tentare il rilancio

18/04/2026
Politica

Schlein cerca l’abbraccio di Sanchez e dei progressisti mondiali: il tempo delle destre è finito

18/04/2026
Su Fb foto Meloni con ‘suo padre’ ma è l’europarlamentare Squarta
Politica

Su Fb foto Meloni con ‘suo padre’ ma è l’europarlamentare Squarta

18/04/2026
Schlein a Barcellona: ‘Il tempo delle destre è finito’
Politica

Schlein a Barcellona: ‘Il tempo delle destre è finito’

18/04/2026
Politica

Sondaggio Tg3, centrodestra avanti di un soffio

18/04/2026
Saviano assolto, Salvini annuncia una nuova querela
Politica

Saviano assolto, Salvini annuncia una nuova querela

18/04/2026

Ultime Notizie.

Gruppo FS: conti tornano in utile. Ricavi record e investimenti oltre 18 miliardi

Gruppo FS: conti tornano in utile. Ricavi record e investimenti oltre 18 miliardi

03/04/2026

Vertice con Meloni a Palazzo Chigi. Il Governo: impegno per la stabilità in Medio Oriente

01/03/2026
Presentato a Roma “Vita Eterna. Conversazioni con i miei nipoti” di Giovanni Bazoli

Presentato a Roma “Vita Eterna. Conversazioni con i miei nipoti” di Giovanni Bazoli

18/02/2026
Durigon: «Vannacci sarà determinante per il nostro progetto anche se indipendente»

Durigon: «Vannacci sarà determinante per il nostro progetto anche se indipendente»

02/05/2024
Spingono un’auto in panne e vengono travolti, uno è gravissimo

Spingono un’auto in panne e vengono travolti, uno è gravissimo

25/03/2026
  • Chi Siamo
  • Privacy Policy
  • Contatti

© 2023 Espresso-Italia.it

Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Politica
  • Finanza
  • Cronaca
  • Cultura
  • Economia Italiana
  • Economia Estera

© 2023 Espresso-Italia.it