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Tajani non esclude una manovra correttiva. Ma il governo smentisce

di Redazione Espresso Italia
16/05/2026
Tajani non esclude una manovra correttiva. Ma il governo smentisce

   Il governo non ha in programma manovre correttive e lavora con l’Europa per rendere più flessibile la clausola di salvaguardia prevista per le spese di difesa, e quindi usarla contro il caro energia. La posizione dell’esecutivo non è nuova, ma è stato necessario ribadirla in un venerdì agitato dalla risposta di Antonio Tajani a una domanda sulla crisi energetica e la possibilità di uno scostamento: “Ora vediamo il da farsi. Non escludo una manovra correttiva oltre agli interventi tampone, come quelli sulle accise, per la crisi economica scatenatasi con l’inizio della guerra in Iran”.     Le parole pronunciate dal vicepremier a Macerata, a margine del congresso regionale di FI, hanno generato non poca sorpresa a Roma, dove sull’asse Palazzo Chigi-Mef sin dall’inizio si è lavorato per evitare interventi economici di emergenza sui conti pubblici. Un’eventualità considerata inverosimile anche in questo momento. Fonti vicine a Tajani assicurano che il suo sia stato semplicemente un lapsus, che in realtà volesse fare riferimento allo scostamento di bilancio. Che comunque finora è stato escluso. Quindi per un paio di ore c’è stata non poca fibrillazione nei palazzi governativi, finché fonti dell’esecutivo hanno chiarito che “nessuna ipotesi di manovra correttiva è presa in considerazione”. E per il Pd le dichiarazioni del vicepremier “certificano uno stato di confusione preoccupante dentro l’esecutivo”.     Come annunciato da Giorgia Meloni un paio di settimane fa in conferenza stampa, l’Italia punta ad avere dall’Europa il via libera a usare anche per misure legate all’energia le risorse (circa 3,7 miliardi) della clausola di salvaguardia per le spese di difesa, e l’attesa dell’esito di questo negoziato sarebbe uno dei motivi per cui non è ancora stata presa una decisione definitiva sui programmi Safe. Un meccanismo possibile, secondo Roma, in base ad alcune possibilità previste dalle regole europee per situazioni eccezionali. Lo stesso Tajani ha sottolineato che “è fondamentale lavorare affinché l’Europa si renda conto che debba esserci più flessibilità per gli aspetti legati al costo dell’energia. Noi non abbiamo nulla a che fare con la guerra in Iran, ma ne paghiamo le conseguenze”. L’obiettivo prioritario, hanno rimarcato fonti governative, è quello di aiutare famiglie e imprese a fronteggiare l’aumento dei costi energetici seguiti all’impatto del conflitto in Medio Oriente e al blocco dello Stretto di Hormuz.     L’evoluzione di questa crisi geopolitica, anche alla luce della visita di Donald Trump in Cina, sarà al centro dei confronti formali e informali che andranno in scena nelle prossime ore allo Europe Gulf Forum, che riunirà in un resort di lusso sulla costa del Peloponneso una lunga lista di capi di Stato e di governo, nonché rappresentanti di istituzioni internazionali. Ci sarà anche Meloni, e terrà uno degli interventi di apertura con il primo ministro del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, che a sua volta nei giorni scorsi ha annunciato di essere stato a Washington “per sostenere gli sforzi” per mettere fine alla guerra in Iran. A partire dal padrone di casa, il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis – che per partecipare lascerà qualche ora il congresso del suo partito, Nuova democrazia ad Atene -, in platea sono attesi i vertici di alcune istituzioni internazionali, come Christine Lagarde, presidente della Bce, e Kristalina Georgieva, direttrice esecutiva del Fmi. Meloni avrà anche un incontro sui temi migratori con Mitsotakis, il premier maltese Robert Abela e il presidente di Cipro Nikos Christodoulidis poi domenica la riceverà a Nicosia per un bilaterale.    L’agenda della premier prevede una serie di bilaterali anche la prossima settimana: lunedì con il presidente polacco Karol Nawrocki in mattinata e di pomeriggio con il primo ministro irlandese Micheál Martin, e mercoledì con il primo ministro indiano Narendra Modi. 

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