Ascolta la versione audio dell’articoloLa maggioranza non passa il test del voto segreto sulle preferenze e i capilista bloccati. L’emendamento di FdI non passa per un solo voto (187 i favorevoli, 188 i contrari), affossato da una trentina di franchi tiratori. Esultano le opposizioni che invocano la crisi di governo e il voto anticipato. Ma il centrodestra intende archiviare la sconfitta. E andare avanti con l’approvazione della legge.Chiedilo al SoleDomande di approfondimento generate da 24Ore AIL’esame del provvedimento prosegue in Aula fino a mezzanotte. Non passa la richiesta del centrosinistra di fermare i lavori dopo l’affossamento delle preferenze. Con una coda notturna delle opposizioni che “occupano” l’Aula e chiedono la sospensione dei lavori per il filmato dei vannacciani che filmano il loro voto segreto per evitare l’accusa di essere franchi tiratori. E puntano il dito contro il deputato di Futuro Nazionale, Domenico Furgiuele, che in Aula avrebbe pronunciato il nome di Hitler. Non solo. Le opposizioni (M5s, Avs, Pd, Iv e Più Europa) nella seduta notturna comunicano per protesta anche il ritiro di tutti gli emendamenti tranne quello sui fuorisede e quelli che riguardano le firme digitali e le regole per accedere alla competizione elettorale.Loading…L’ira di MeloniMeloni, che sull’emendamento ha “messo la faccia” arrivando a sfidare le opposizioni con la richiesta di contarsi senza ricorrere al voto segreto, in serata non nasconde rabbia e delusione («Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude») e ammette che «nella maggioranza sono mancati diversi voti» e «serve una riflessione».La maggioranza va avanti sullo StabilicumIl leader azzurro Antonio Tajani parla di «incidente di percorso». E assicura: «Si va avanti». «Portiamo a termine il provvedimento e poi faremo il punto su tutto» aggiunge il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami. L’obiettivo per la maggioranza resta dunque approvare lo Stabilicum (sistema proporzionale con premio di maggioranza del 55/57% per chi supera maggiormente il 42% dei voti e obbligo di indicare il candidato premier) all’esame da ieri di Montecitorio. Restano le liste bloccate. E addio alle preferenze. In ogni caso, ricorda Ignazio La Russa, si potrà giocare un secondo tempo al Senato, dove sul punto non è previsto «il voto segreto» e ci sarà la «possibilità concreta di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera».L’emendamento bocciatoA tarda serata alla Camera si materializza dunque lo scenario peggiore per la premier. In una giornata che registra un pienone visto raramente in Aula, coi ministri-deputati corsi al proprio scranno dopo il Cdm per partecipare a una votazione che è finita come nel centrodestra non si aspettano. Tanto più che relatori e governo danno parere favorevole all’emendamento meloniano sulle preferenze, dopo l’iniziale intenzione di rimettersi all’Aula.






