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Rubato il collier della regina Nazli. L’ultimo colpo nell’estate nera dei furti d’arte

di Redazione Espresso Italia
29/08/2026
Rubato il collier della regina Nazli. L’ultimo colpo nell’estate nera dei furti d’arte

(di Samantha De Martin)  Gli ultimi due colpi alla bellezza, che chiudono (si spera) il cerchio di un’estate difficile per il patrimonio artistico, sono avvenuti a distanza di poche ore.     Il primo, al Museo Archeologico di Villena, nella provincia di Alicante, riguarda una delle più importanti collezioni di oreficeria dell’età del Bronzo in Europa. Il secondo, in ordine di tempo, consumatosi al Mak, il Museo di arti applicate di Vienna, riguarda un pezzo iconico della storica maison parigina Van Cleef & Arpels, valore stimato di circa 3,7 milioni di euro.     Poco dopo le 14 di ieri al Mak due ladri, introdottisi come insospettabili visitatori, hanno frantumato con un martello la vetrina per portare via il collier appartenuto alla regina Nazli d’Egitto. Il gioiello, oltre 200 carati, composto da 673 diamanti rotondi e con taglio baguette, disposti secondo un motivo a raggiera, era stato realizzato nel 1939 in stile Art déco dalla storica maison parigina Van Cleef & Arpels per le nozze di Fawzia, la figlia della regina. Presentato dall’azienda come “un pezzo iconico monocromatico che incarna il trionfo della gioielleria bianca”, dieci anni fa era stato battuto a New York per 4,3 milioni di dollari, pari a circa 3,7 milioni di euro, come rende noto la banca dati della casa d’aste Sotheby’s.     Questa volta niente finestre rotte o allarmi saltati. I malviventi hanno pagato regolarmente il biglietto per impossessarsi del prezioso monile, uno dei 500 pezzi esposti fino al 27 settembre nella mostra temporanea dedicata alla maison fondata 120 anni fa a Place Vendôme.     Solo alcune ora prima, al Museo Archeologico di Villena, nella provincia di Alicante, nella notte tra il 26 e il 27 agosto, i ladri erano riusciti a portare via una delle più importanti collezioni di oreficeria dell’età del Bronzo in Europa, con pezzi in oro, argento, ferro e ambra (per un totale di circa 10 kg). Questa volta la refurtiva, sottratta in soli quattro minuti, corrisponde al tesoro, dal valore inestimabile, scoperto nel 1963 dall’archeologo José Maria Soler, risalente a circa il 1.000 avanti Cristo. Una delle quattro corone sarebbe stata persa durante la fuga. Un contrattempo che ricorda il colpo forse più doloroso di questa nera estate dell’arte, quando, la sera del 15 agosto, malviventi in fuga avevano abbandonato lungo un marciapiede due dei sei dipinti di Antonello da Messina. Il colpo grosso dell’estate, da decine di milioni di euro, aveva sottratto al Museo Accascina tre delle cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio, firmato e datato 1473, oltre a una tavoletta bifronte con la Madonna col Bambino e il Cristo in Pietà. Il sistema d’allarme, disattivato da uno dei custodi perché ritenuto un falso contatto, ricorda la dinamica di un furto avvenuto a Vienna, a maggio 2003, quando l’allarme era stato ignorato mentre qualcuno approfittava dei ponteggi del Kunsthistorisches Museum per rubare la Saliera di Francesco I di Benvenuto Cellini. Non serve andare troppo indietro nel tempo per rintracciare altri colpi celebri. Poco meno di un anno fa il Louvre è stato teatro di uno dei furti più clamorosi della storia. Nella Galerie d’Apollon erano bastati sette minuti per far sparire otto gioielli dal “valore inestimabile” appartenuti a Napoleone. Un caso ancora irrisolto, reso ancora più preoccupante dall’ammissione, da parte della direzione, del flop dei sistemi di sicurezza. Sempre al Louvre il 21 agosto 1911, un impiegato italiano usciva dal museo portandosi sotto il cappotto la Gioconda di Leonardo. L’esito di questo caso internazionale, che vide tra i sospettati persino Apollinaire e Picasso, per fortuna, fu più felice.     Ma nell’estate nera dell’arte non è mancata qualche buona notizia, come il recupero dei dipinti di Renoir, Cézanne e Matisse, per un valore di oltre 10,4 milioni di dollari, sottratti alla Fondazione Magnani-Rocca. Dopo il furto, sul sito del museo, un messaggio: “La bellezza non si porta via sotto il braccio, non è la tela, ma lo stupore che quella tela provoca in chi la guarda”.    

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