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Poste-Tim, via libera della Consob all’Opas: adesioni dal 20 luglio all’11 settembre

di Redazione Espresso Italia
17/07/2026
Poste-Tim, via libera della Consob all’Opas: adesioni dal 20 luglio all’11 settembre

Poste Italiane vuole Telecom Italia e da oggi è più vicina a realizzare il suo obiettivo. La Consob ha approvato il documento d’offerta relativo all’Opas (Offerta pubblica di acquisto e scambio) totalitaria e volontaria promossa da Poste Italiane sulle azioni ordinarie di Telecom Italia. Il periodo di adesione prenderà il via alle 8:30 del 20 luglio 2026 e terminerà alle 17:30 dell’11 settembre.
L’offerta prevede per ciascuna azione Tim portata in adesione un corrispettivo composto da una parte in denaro e una parte in titoli.

L’Opas di Poste su Tim
In particolare, Poste riconoscerà 1,67 euro cash e 0,218 azioni ordinarie Poste Italiane di nuova emissione, con le stesse caratteristiche dei titoli già in circolazione e destinate alla quotazione su Euronext Milan.
Il regolamento dell’operazione è previsto per il quinto giorno di Borsa aperta successivo alla chiusura del periodo di adesione, salvo eventuali proroghe autorizzate dalla Consob: la data indicata è il 18 settembre 2026. Qualora ricorrano le condizioni previste dal Regolamento Emittenti, potrà inoltre essere disposta una riapertura dei termini per cinque sedute di Borsa, dal 21 al 25 settembre, con regolamento fissato al 2 ottobre.
Perché Poste vuole Tim, spiegato facile
Ricapitoliamo: i protagonisti di quanto sta avvenendo sono due. L’offerente è Poste Italiane, il gruppo italiano attivo nei servizi postali, finanziari, assicurativi e di pagamento, guidato dall’ad Matteo Del Fante. Poste ha 120.000 dipendenti, 12.659 uffici postali, 600 miliardi di euro di masse gestite e amministrate e 46 milioni di clienti. Il destinatario dell’operazione è Tim, la prima società di telecomunicazioni italiana.

No, Poste Italiane non vuole Tim con l’unico scopo di potenziare Poste Mobile. L’obiettivo è più ambizioso e lungimirante: Poste vuole acquisire il controllo di Tim e arrivare, in prospettiva, al delisting della società telefonica dal mercato azionario.
In questa fase, Poste ha fatto una sorta di proposta agli azionisti che hanno in mano titoli Telecom Italia. La proposta di acquisto è stata fatta a un prezzo stabilito direttamente da Poste. Per alcuni analisti la proposta è congrua, mentre per altri è bassa.
Se l’operazione dovesse andare in porto, come detto, Telecom Italia uscirà dalla Borsa.
La logica alla base dell’operazione riguarda l’integrazione tra la rete e le competenze tecnologiche di Tim e la presenza capillare sul territorio di Poste Italiane, con possibili sinergie nei servizi digitali, nel cloud, nella cybersecurity e nella gestione dei dati.
Oggi gli Stati Ue per quanto riguarda i servizi cloud si rivolgono soprattutto ad Amazon, Google e Microsoft. La logica alla base dell’operazione è quella del controllo nazionale dei data center, delle reti e della cybersecurity. Se Poste riuscisse ad acquisire Tim, l’Italia emergerebbe rafforzata nel settore strategico della trasformazione digitale. E l’Ue non aspetta altro: Bruxelles benedice ogni operazione che porti alla nascita di colossi europei in grado di competere con quelli statunitensi e cinesi.
Il ruolo dello Stato nell’operazione
A operazione in porto, lo Stato italiano avrebbe una partecipazione preponderante.
Si ricorda che oggi lo Stato è presente in Poste Italiane per quasi il 65% con azioni possedute dalla Cassa Depositi e Prestiti e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Ma lo Stato partecipa anche in Telecom Italia, tramite Poste (27,32%).

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