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Home Mondo Economia

Bruxelles chiarisce su fondi Pnrr per il taglio del bollo, ‘ci sono margini’

di Redazione Espresso Italia
20/09/2026
Bruxelles chiarisce su fondi Pnrr per il taglio del bollo, ‘ci sono margini’

La Commissione europea conferma nella sostanza la lettura del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sull’uso dei risparmi del Pnrr. Il dispositivo “non è uno strumento basato sui costi, ma sui risultati” e quindi il flusso dei pagamenti può “non essere perfettamente allineato” a quello delle spese effettivamente sostenute dallo Stato, ha chiarito il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis. Sarebbe questo il meccanismo che consente di trovare le coperture alla sospensione del bollo auto con il Pnrr.
Dombrovskis non arriva a definire quei risparmi “soldi nazionali” di cui il Governo può disporre “come meglio crede”, come Giorgetti, ma riconosce che “esiste un certo margine in termini di gestione della liquidità”. Un chiarimento che arriva mentre a Roma cresce l’attesa per una partita ancora più importante per i conti italiani: martedì 22 settembre l’Istat aggiornerà il dato sul deficit/Pil del 2025. Se scendesse dal 3,1% attuale sotto la soglia cruciale del 3% e venisse poi confermato ufficialmente da Eurostat il 21 ottobre, per l’Italia si aprirebbe la via all’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo. Lo stesso Giorgetti, venerdì a Dublino, si era detto “speranzoso”.
La posta in gioco va oltre il valore simbolico. Uscendo dalla procedura per disavanzo eccessivo e tornando nel braccio ordinario del Patto di Stabilità permetterebbe all’Italia di sfruttare con maggiore margine la clausola di salvaguardia nazionale, la Nec, chiesta per gli investimenti aggiuntivi nella difesa e nella sicurezza energetica. Da un lato andando oltre il tetto del 3% del deficit/Pil per misure concordate con la Nec non farebbe scattare di nuovo la procedura per disavanzo eccessivo. Dall’altro, per l’Italia avrebbe un immediato ritorno di credibilità sui mercati finanziari. E questo proprio in un momento di tensioni su alcuni bond sovrani, sotto attenta osservazione nell’Eurozona.
Intanto sembra procedere senza particolari ostacoli anche l’esame della richiesta italiana di estendere la Nec alla sicurezza energetica. Secondo quanto trapela a Bruxelles, l’elenco delle spese trasmesso da Roma sarebbe coerente con le categorie di intervento concordate a livello europeo dai Ventisette con Commissione e Bce (nel Comitato economico e finanziario). La lista resta ancora al vaglio tecnico degli esperti, ma allo stato appare altamente improbabile che non ottenga il via libera.
Il ‘via libera’ potebbe arrivare già al Consiglio Ue Ecofin del 9 ottobre, anche se la tempistica non è ancora certa. A rafforzare l’ipotesi di un esame senza particolari ostacoli sono anche le indicazioni del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin che rispondendo a d una domanda sulla lettera di Elly Schlein sull’energia afferma che alcune proposte coincidono con le valutazioni fatte: sui “14 miliardi di scostamento” della Nec, ha spiegato, “unitamente al ministero dell’Economia abbiamo elencato una serie di azioni”, che sono “compatibili anche con quello che è l’indirizzo che ha dato l’Unione europea”. Interventi che, ha aggiunto, “devono riguardare il sistema dei fabbricati pubblici e privati”.
Sul fronte Pnrr, invece, il chiarimento di Dombrovskis attenua quella che appena ventiquattr’ore prima era parsa una distanza tra Roma e Palazzo Berlaymont. Giorgetti aveva in pratica sostenuto che i risparmi sui prestiti del Piano sono ormai “soldi nazionali” perché i prestiti contratti attraverso il dispositivo europeo vengono comunque ripagati dal bilancio dello Stato e in caso di risparmi si liberano spazi da usare per altre coperture. Il commissario lettone ha fatto un’apertura importante, pur chiarendo di dover rivedere cosa abbia dichiarato Giorgetti: “esiste un certo margine in termini di gestione della liquidità”, perché il Pnrr “non è uno strumento basato sui costi, bensì sui risultati”. I pagamenti, in altre parole, sarebbero erogati indipendentemente dalla perfetta coincidenza tra l’importo ricevuto e la spesa effettivamente sostenuta: contano i risultati, appunto. E da qui viene il possibile “disallineamento”.

Dombrovskis: ‘Sale il fabbisogno 2027 di Kiev ma c’è poco spazio per nuovi prestiti’

Il fabbisogno finanziario dell’Ucraina per il 2027 sarà più alto del previsto e Bruxelles conta di quantificarlo “in tempi relativamente brevi”, presentando anche nuove proposte per farvi fronte. Ma Kiev ha ormai “un margine limitato” per ricevere nuovi prestiti, a causa dei problemi di sostenibilità del debito. Lo ha detto il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis a margine dell’Ecofin informale di Dublino.”È chiaro che l’Ucraina deve far fronte a esigenze di finanziamento maggiori”, ha spiegato Dombrovskis, interpellato sui colloqui avuti ieri con il ministro delle Finanze ucraino Sergii Marchenko, a sua volta presente a Dublino. Tra le ragioni, ha indicato l’aumento dell’intensità dell’aggressione russa e il blocco del Mar Nero, che sta pesando sull’economia del Paese.Il commissario non ha però quantificato il nuovo fabbisogno: “Abbiamo bisogno anche di alcuni elementi da parte del Fondo monetario internazionale e i nostri team stanno lavorando molto strettamente”, ha spiegato. “Credo che in tempi relativamente brevi saremo in grado di quantificare il gap e anche di presentare proposte su come gestire la situazione relativa al 2027”. Dombrovskis ha sottolineato anche che le precedenti stime del Fmi per il 2027 assumevano che la guerra terminasse proprio l’anno prossimo. “Purtroppo, questo ora appare meno probabile”, ha osservato, indicando “molte ragioni oggettive” per un aumento delle necessità finanziarie, pur in una situazione di “estrema incertezza”.Sul modo di coprirle, ha avvertito che “l’Ucraina deve affrontare problemi di sostenibilità del debito” e che esiste quindi “un margine limitato per fornire semplicemente altro debito”, cioè nuovi prestiti. Già il sostegno all’Ucraina varato dall’Ue, ha sottolineato, ha “caratteristiche molto marcate assimilabili a una sovvenzione” e lo stesso principio resta valido nella discussione sul nuovo fabbisogno. Nel precedente schema europeo, ha ricordato, l’obiettivo era coprire circa due terzi delle necessità finanziarie di Kiev, lasciando il restante terzo agli altri partner internazionali. Bruxelles continua ora a lavorare con questi ultimi perché “aumentino il loro impegno” e forniscano la propria quota di finanziamento. 

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