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La maggioranza si spacca sull’Afd. Vannacci esulta ‘nessun dorma’

di Redazione Espresso Italia
07/09/2026
La maggioranza si spacca sull’Afd. Vannacci esulta ‘nessun dorma’

Matteo Salvini non aspetta neppure le urne. E’ ancora mattina quando manda un messaggio ad Alice Weidel, un augurio ma anche un segnale che guarda oltre i confini tedeschi: basta agitare l’Alternative fuer Deutschland come uno spauracchio, il voto va rispettato. Qualche ora dopo arrivano i numeri e il tifo diventa festa. È un “successo clamoroso” che dimostra che “un’altra Europa è possibile”, scandisce il leader della Lega, rispondendo a chi vede nell’ascesa dell’AfD un pericolo con una parola in maiuscolo: ‘Democrazia’. A spingere ancora più a destra la fotografia ci pensa però Roberto Vannacci. “L’Europa cambia”, esulta il leader di Futuro nazionale, prima di affondare sul cancelliere Friedrich Merz, che “ha l’ulcera” e avvertire l’intero continente: “Nessun dorma”. E il voto nel cuore della Germania orientale apre così una crepa nella maggioranza. Il brindisi di Salvini all'”amica Alice” trova subito il muro di Antonio Tajani, ben lontano da una forza “antitetica rispetto ai valori liberali e occidentali”. La sua affermazione, osserva il leader azzurro alleato europeo di Merz, è una “pessima notizia”. Tra i due partner, Meloni sceglie il silenzio, lasciando a FdI la lettura di un risultato che – si limita ad analizzare il deputato Emanuele Loperfido, componente della delegazione parlamentare italiana all’Osce – vede una “chiara richiesta di cambio di passo”.     Salvini è sempre rimasto fuori dal cordone sanitario costruito attorno al partito di Weidel. Lega e AfD hanno condiviso per anni la casa di Identità e democrazia all’Europarlamento, fino all’espulsione dell’AfD nel 2024 dopo le dichiarazioni di Maximilian Krah sulle SS e lo strappo voluto soprattutto da Marine Le Pen e Jordan Bardella. Le strade parlamentari si sono separate, quelle politiche no. Alle federali del 2025, con l’AfD raddoppiata, Salvini aveva già esultato: “Avanti così!”. Un anno e mezzo dopo alza il tiro: “Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama democrazia”. Una vicinanza che, secondo quanto filtra, non è vista di buon occhio da tutti nella Lega. Anche perché alla sua destra ora c’è Vannacci, che con l’AfD ha fatto un passo in più, sedendo insieme a Bruxelles nell’Europa delle nazioni sovrane. Da Cernobbio il generale già alla vigilia aveva salutato l’avanzata dell’AfD come il segnale di un continente pronto a cambiare pelle, pronosticando che Merz – al pari di Pedro Sanchez ed Emmanuel Macron – non mangerà “il panettone nel 2027”. E a fissare un altro confine nella maggioranza è anche Maurizio Lupi, che chiede di non arretrare sulla “pregiudiziale nei confronti dei partiti estremisti”.     Tra le opposizioni l’onda nera fa paura e costringe anche a guardarsi allo specchio. “L’Unione europea è a rischio”, avverte Carlo Calenda, evocando il ritorno di nazionalismi che guardano “ai totalitarismi passati” con una forza mai vista nel dopoguerra. Giuseppe Conte trova le radici del voto nelle scelte stesse dell’Europa, rea a suo dire di aver “pensato al riarmo invece che al sociale”. E ora che la “nube nera” si addensa sulla Sassonia-Anhalt, alimentata da “xenofobia” e “demagogia nazionalista”, Riccardo Magi (+Europa) avverte che fermarla è un “dovere” anche in Italia. Ma è dal Pd che arriva la lettura più amara. “Ha vinto la paura” e, osserva Filippo Sensi, l’affluenza record che accompagna l’ascesa dell’AfD “ci interroga e prende a schiaffi”. La Cdu ha “sbagliato tutto lo sbagliabile”, la Spd raccolto numeri “da vergogna”. Persino il possibile argine, quel “fronte repubblicano” chiamato a fermare l’ultradestra, appare al senatore dem soltanto “un pateracchio”. Alla fine, nella sua fotografia resta soltanto il buio: “E’ notte fonda a Magdeburgo”. 

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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